Trattativa Stato-mafia: Agnese Borsellino all’attacco di Mancino

E un je accuse pesantissimo quello che Agnese Borsellino ha scandito ieri all’indirizzo dell’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino. Alla redazione di Servizio pubblico, la vedova del giudice ucciso dalla mafia ha affidato un audio-messaggio carico di sospetti: “Che ruolo rivestiva l’allora ministro dell’Interno, Nicola Mancino, quando il pomeriggio del primo luglio del ’92 incontrò mio marito?”, si è chiesta. “Perché Paolo rientrato la sera di quello stesso giorno da Roma, mi disse che aveva respirato aria di morte?”.

Interrogativi che scaricano una croce pesantissima sulle spalle di Mancino, indicato dalla vedova di Paolo Borsellino come uno dei protagonisti di quella scellerata trattativa (tra Stato e mafia) che avrebbe – verosimilmente – accelerato la morte di suo marito. Non solo, interpellata sulle intercettazioni telefoniche tra Mancino e Giorgio Napolitano: “Non ho il titolo né la competenza per commentare conflitti di attribuzioni sorti tra poteri dello Stato – ha spiegato Agnese Borsellino – ma sento di avere il diritto, forse anche il dovere, di manifestare tutto il mio sdegno per un ex ministro, presidente della Camera e vice presidente del Csm che a più riprese non ha avuto scrupoli nel telefonare alla più alta carica dello Stato, cui oggi io ribadisco tutta la mia stima, per mere beghe personali”.

“Non sorprende che l’attenzione dei media si sia riversata sul Quirinale – ha continuato nel suo messaggio la vedova del giudice anti-mafia – ma il protagonista di questa triste storia è solo il signor Mancino, abile a distrarre l’attenzione dalla sua persona e spregiudicato nel coinvolgere la Presidenza della Repubblica in una vicenda giudiziaria, da cui la più alta carica dello Stato – ha ribadito la moglie di Borsellino – doveva essere tenuta estranea”.