Monti al Quirinale: Dopo la legge di Stabilità, mi dimetto

La notizia è arrivata nelle redazioni intorno alle 21,30 e ha avuto l’effetto di uno tsunami. Il colloquio serale tra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio si è concluso con la più eclatante delle comunicazioni: l’annuncio delle dimissioni da parte di Mario Monti.

L’accelerazione che il Professore ha formalmente impresso ieri sera non dovrebbe però apportare grandi stravolgimenti a livelli di tempistica: le Camere potrebbero essere sciolte prima delle vacanze di Natale (in un primo momento si era parlato della metà di gennaio), ma le elezioni non potranno ragionevolmente svolgersi nel primo mese del 2013. La data del 10 marzo precedentemente indicata dovrebbe, insomma, subire solo una lieve anticipazione.

Ma cosa ha spinto il presidente del Consiglio – verosimilmente “consigliato” da Giorgio Napolitano – ad annunciare le imminenti dimissioni? Ufficialmente la dichiarazione resa due giorni fa dall‘onorevole Angelino Alfano in Parlamento che – ha spiegato una nota diffusa nella serata di ieri dal Quirinale – è stata percepita dal Professore come una sostanziale sfiducia nei confronti del governo e della sua linea di azione”.

“Il Presidente del Consiglio non ritiene pertanto possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato – si precisa nel comunicato – e ha di conseguenza manifestato il suo intento di rassegnare le dimissioni“. Ma prima di lasciare Palazzo Chigi, il bocconiano vuole per lo meno mettere in cassaforte la legge di Stabilità: “Il Presidente del Consiglio – si legge ancora nella nota – accerterà quanto prima se le forze politiche (…) siano pronte a concorrere all’approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancioSubito dopo il Presidente del Consiglio provvederà, sentito il Consiglio dei Ministri – conclude la nota quirinalizia – a formalizzare le sue irrevocabili dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica”. 

La “bomba” sganciata ieri sera dal premier ha esasperato l’attenzione mediatica e politica sul suo predecessore.  Il rientro in campo di Silvio Berlusconi e il contestuale “strappo” all’esecutivo annunciato da Angelino Alfano hanno rappresentato, infatti, gli elementi scatenanti della crisi di governo. Elementi che entreranno di prepotenza nell’imminente campagna elettorale, con il Cavaliere già pronto ad attribuirsi il merito di aver mandato a casa i Professori e gli avversari politici categorici nel condannarne l’irresponsabilità che potrebbe disegnare uno scenario ancora più tetro per l’Italia. Le lancette della politica sembrano essere tornate indietro di un anno.