Siria: Assad colpito dagli interessi degli americani

Cosa possano significare le ore, i giorni e forse anche i mesi che verranno per la Siria, lo potrà dire solo il futuro. Ma quanto sta invece accadendo ora nel paese ci riguarda, eccome. Dopo quasi due anni di guerra civile, si sta sempre più concretizzando l’opzione dell’invio di un contingente militare per zittire il regime di Damasco e questa scelta riguarderebbe tutti i governi occidentali.

L’Occidente sull’attenti – Bashar al-Assad ha per lunghi mesi bombardato la popolazione civile di Aleppo e delle altre città già note come “martiri” della resistenza dei ribelli, ma ora sembra che tutte le frasi fatte e i discorsi diplomatici siano diventati inutili. La paura per l’uso delle famigerate armi chimiche, che l’esercito siriano potrebbe mobilitare in breve tempo, ha fatto scattare sull’attenti i governanti della regione e del mondo intero. Visto che l’intento dei governi stranieri è quello di mettere in sicurezza l’arsenale chimico siriano e non di proteggere la popolazione dagli attacchi subiti per 20 mesi, è lecito domandarsi se effettivamente esistano la possibilità che Assad voglia sfruttare il deterrente più temuto.

Interessi del passato – Infatti il regime negli ultimi tempi ha perso molti depositi militari, oltre al controllo di intere regioni. Da una settimana l’esercito regolare combatte per mantenere il possesso dell’aeroporto di Damasco, che nelle mani dei ribelli potrebbe diventare il simbolo della loro vittoria. Da due settimane, ormai, lo scalo rimane chiuso per i voli in partenza e arrivo. Questo vuol dire, che le “prove” che avrebbero accumulato Stati Uniti e Regno Unito, circa il movimento di arsenali chimici all’interno della Siria, potrebbe essere una manovra dei ribelli, piuttosto che una mossa ordita da Damasco. Subito dopo la pubblicazione delle accuse, Assad aveva infatti detto che non avrebbe mai utilizzato armi simili contro la sua popolazione. Rimane perciò il dubbio circa la legittimità dell’intervento americano, anche perché potrebbe essere stato annunciato per favorire l’installazione di missili strategici Patriot in Turchia. Si tratterebbe di un risultato molto importante per Washington, in lotta per costruire un sistema missilistico avanzato nell’Europa Orientale sin dai tempi della Guerra Fredda. Ciò spiegherebbe anche la resistenza di Mosca, che fino a pochi giorni fa si era schierata con Damasco, per poi ritrattare, spiegando che “Mosca non è l’avvocato della Siria.”

La fase finale – Sta di fatto che qualcosa prima o poi accadrà per innescare una svolta decisiva. Gli Stati Uniti minacciano sempre di più il regime di Assad, che non è più in grado di reggere la guerra fratricida che sta corrodendo il suo paese dall’interno, mentre i suoi vecchi alleati sembrano aver cambiato atteggiamento. Presto, insomma, potrebbe finire questa snervante “calma” prima della tempesta.