X Factor 6 da record: tutti i perché di una stagione di successo

Tutta la sesta stagione di X Factor ha macinato record su record per il canale SkyUno, e la finale non è stata da meno. Anzi, la finalissima di venerdì ha segnato l’apice di ascolti di tutta la stagione. Secondo i dati Auditel, l’ultimo appuntamento di X Factor e’ stato visto da 1.014.060 di spettatori medi (1.509.505 i contatti unici), il miglior risultato per questa edizione. Stesso discorso per lo share: 3,67% per la puntata su Sky Uno con picchi fino al 5,2% (cifre altissime per una pay-per-view); la permanenza (cioè la percentuale di persone che non hanno cambiato canale) è invece schizzata al 67%. Secondo quanto reso noto dall’ufficio stampa di Sky Uno, questi dati hanno resi venerdì sera – ancora una volta – il canale di X Factor il più visto sulla piattaforma Sky.

Un successo di pubblico indiscutibile e senza precedenti per l’edizione italiana del talent ideato da Simon Cowell. Ma non solo. Questa edizione è stata anche una delle più applaudite dalla critica, che ne ha (quasi) unanimemente riconosciuto il valore di show, nel senso più alto del termine. Ma quali sono stati i punti di forza? Indubbiamente – ma la cosa è stata già ampiamente sottolineata – l’illuminata direzione artistica di Luca Tommassini. Sebbene si tratti di un talent musicale, X Factor 6 ha dimostrato che la componente visiva gioca un ruolo fondamentale; in fondo pur sempre di televisione stiamo parlando, e cioè di sana e vecchia commistione  audio-video. Coreografie e scenografie pazzesche, originali, creative, quelle di Tommassini, che hanno dimostrato come il pubblico abbia voglia di godere non solo con le orecchie ma anche con gli occhi, e hanno elevato X Factor a livello di entertainment di alto livello, per nulla inferiore all’edizione inglese o americana. Ancora di più, la direzione ispirata di Tommassini ha involontariamente messo in luce come a suo tempo la Rai sia stata incapace di cogliere i punti di forza del format, accontentandosi di renderlo al minimo sindacale; arrivando, infine, a “sbolognare” un programma che invece, come hanno dimostrato a Sky, ha ancora molto da dire e da dare.

Ovviamente ci sono altri fattori che hanno contribuito al successo del programma. Innanzitutto, l’ottima selezione dei concorrenti: Chiara è una delle più belle voci ascoltate in Italia negli ultimi dieci anni (e forse anche più), Ics è un bravo interprete dalle molteplici possibilità, Davide è potenzialmente una pop-star da classifica, Cixi una cantante straordinaria a soli 16 anni. Certo, le vecchie edizioni hanno insegnato che il successo televisivo e quello musicale non sempre combaciano, ma questo dopotutto non è colpa di X Factor, che suo malgrado una possibilità riesce a garantirla più o meno a tutti. Ancora ad onore di X Factor 6, va detto che i toni della trasmissione sono sempre stati (più o meno) pacati, sempre concentrati sul tema centrale dello show, e cioè la musica (fa eccezione la clamorosa sbottata di Arisa e dei Frères Chaos, a cui sono state abbondantemente tirate le orecchie). Un altro elemento importante è stata l’ottima architettura crossmediale: l’interazione con Twitter è stata un elemento centrale di questa edizione (le due finali hanno avuto una media di ben 400 tweet al minuto), e ha reso gli spettatori dei commentatori interattivi, regalando loro almeno di essere parte della scrittura del programma.

E poi diciamolo, Morgan è davvero un punto di forza dello spettacolo. Sebbene il suo ego sia piuttosto smisurato e a volte fuori dalle righe, non si può non riconoscere in Marco Castoldi un appassionato musicofilo, capace di valorizzare i suoi artisti (i primi due classificati, lo ricordiamo, sono suoi) con dei brani abbastanza ricercati e degli arrangiamenti – quelli sì – fuori dal comune (ricordate “The final countdown” in chiave tango per Chiara?). A prescindere dall’opinione piuttosto negativa che ha espresso su di lui il critico di Rolling Stone Paolo Madeddu (che l’ha definito “concime morganico”), è indubbio che sia l’ex-Bluevertigo ad elevare la qualità musicale di un programma che – ricordiamolo – in definitiva dovrebbe parlare di musica e voci. E quest’anno, va detto, Sky Uno l’ha fatto davvero bene, come forse nessun talent aveva mai fatto in Italia. Resta solo un dubbio, capace come un tarlo di corrodere in minima, minimissima parte questo tripudio di consensi: ma sugli inediti – quest’anno come nelle precedenti edizioni – non si poteva proprio fare meglio?

Photo credit: X Factor 6 Official Web Site