Brunetta non riesce a pagare l’Imu, ma è scandalo

L’ex ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta non riesce a pagare l’Imu. Almeno questo è quanto afferma lui stesso, criticando l’operato del Presidente del Consiglio Mario Monti. Queste affermazioni sarebbero alla base di numerose critiche, in quanto Brunetta disporrebbe (secondo un’indagine de l’Espresso del 2008) di diverse proprietà, per un valore totale di svariati milioni di euro.

Difficoltà economiche – “Io sto pagando la seconda rata dell’Imu e i soldi non li ho, sono stato costretto a chiederli in banca. La pagheremo cara, Monti ha sbagliato.” Questa la frase in questione, che ha fatto sorridere qualcuno dei suoi oppositori. Infatti Brunetta si riferisce sì alla situazione infelice in cui si trovano molti italiani, ma anche a ristrettezze personali, che sembrerebbero almeno un po’ “diverse” da quelle dei suoi connazionali. Questo tenendo in considerazione il suo patrimonio immobiliare, visto che l’ex ministro era in possesso di sei proprietà (di cui due spartite con il fratello). Si tratterebbe, come pubblicava nel 2008 l’Espresso, di immobili dislocati in diverse zone d’Italia: a Venezia, Roma, Ravello e in Umbria.

Somme da ministro – Inoltre non si può dimenticare lo stipendio che Brunetta aveva pubblicato nel periodo in cui era al governo. Come pubblicava il Sole 24 Ore nel luglio 2008: “Cliccando sul sito si scopre che Brunetta, che è in aspettativa a stipendio zero da professore universitario, percepisce il trattamento economico della presidenza del Consiglio dei ministri (46.113,60 euro annui lordi), e quello da deputato, composto dalle seguenti voci: indennità parlamentare (5.486,58 euro netti al mese per 12 mensilità); diaria, a titolo di rimborso spese di soggiorno a Roma, pari a 4.033,11 euro al mese (206,58 euro in meno per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell’assemblea in cui si svolgono le votazioni); rimborso spese forfetario, 4.190 euro al mese; tessere varie per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea su territorio nazionale, nonchè altri rimborsi per raggiungere l’aeroporto; e poi una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche.” Insomma si tratta di cifre che sommate straripano al di sopra dello stipendio medio percepito dagli italiani, che Brunetta ha chiamato oggi in causa.