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Di Pietro al bivio: sì al Pd, no a Monti

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Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, appare impegnato ad uscire dal cul de sac politico in cui gli ultimi avvenimenti lo hanno confinato. L’insidioso “isolamento” potrebbe, infatti, estromettere il suo partito dal Parlamento. O, peggio ancora, consegnarlo definitivamente all’album dei ricordi. Da qui l’idea di riallacciare i contatti con gli antichi alleati, nel disperato tentativo di strappare un eventuale “posto al sole” nel prossimo governo. Ma a complicare le cose potrebbe essere l’aut aut ribadito fino a ieri ai giornalisti: “Se Monti si candida – ha tagliato corto l’ex pm – noi staremo dall’altra parte”. 

Antonio Di Pietro sa bene che per scongiurare l’epilogo più inglorioso per il suo partito dovrà tornare col cappello in mano dagli ex alleati. Tentando di vincere le reticenze dei tanti democratici che considerano un “riavvicinamento” all’ex togato quanto meno sconsiderato. In occasione di un’iniziativa dell’Idv svoltasi ieri a Firenze: “Nei programmi – ha spiegato Di Pietro – si deve trovare l’unità e la sintesi, programmi che stiamo portando avanti anche per le elezioni regionali, per le quali abbiamo raggiunto un accordo concreto con il centrosinistra”. “Non sappiamo cosa vuol fare il Partito democratico ha precisato l’ex pm – ma sappiamo che vogliamo essere un partito di governo, di programma di governo, e non solo per fare i numeri”.

Un vero e proprio appello al Pd di Pier Luigi Bersani, a cui Di Pietro sembra chiedere di seppellire l’ascia da guerra per ritornare a governare insieme. Ma le trattative (ammesso che il segretario del Pd acconsenta ad avviarle) potrebbero arenarsi subito: “E’ chiaro che Monti si può candidare – ha risposto Di Pietro ai cronisti che lo hanno interpellato sull’argomento – ma se si candida, deve essere chiaro che noi dell’Italia dei valori saremo dall’altra parte“. Una presa di posizione sideralmente distante da quella dei “montiani” del Pd, che potrebbero convincere Bersani dell’inopportunità di riaprire la porta all’Idv, lasciando Di Pietro e i suoi nell’insidioso isolamento che potrebbe prefigurarne l’oblio politico.