L’Asia supererà Stati Uniti e Europa entro il 2030

Lo studio effettuato dal National Intelligence Council (NIC) americano e pubblicato in concomitanza della rielezione di Barak Obama, parla chiaro. Europa e Stati Uniti perderanno la loro posizione di supremazia economica entro vent’anni, mentre qualche anno dopo sarebbe previsto anche il sorpasso militare cinese nei confronti del sistema statunitense.

In declino – Il rapporto del NIC, cerca di individuare l’evoluzione degli equilibri mondiali e viene pubblicato ogni quattro anni. Questa volta, viene specificata l’importanza del declino occidentale, aggravato dall’invecchiamento della popolazione e dall’allargamento della classe media. A pugnalare quella che fino a qualche decennio fa era la “società dirigente del mondo”, ci sono anche l’impoverimento delle risorse e la necessità di raggiungere una maggiore autonomia energetica. Considerando lo sviluppo di alcuni fattori, come le dimensioni della popolazione, il prodotto interno lordo (PIL), le spese militari e gli investimenti in tecnologia, entro il 2030 l’Asia acquisirà maggiore “potere globale”, rispetto a Stati Uniti ed Europa messi insieme.

Chi reggerà il timone – Un “lento declino”, anche se la superpotenza cinese difficilmente riuscirà a prendere il posto dei colleghi d’oltreoceano. Infatti, sempre secondo le stime del NIC, il gigante asiatico non costituirà una rete globale forte come quella statunitense e il suo sorpasso economico non sarà per forza accompagnato da un vantaggio di potere. “Essendo la più grande potenza economica è importante” ha detto Mathew Burrows, consigliere del NIC, parlando della Cina “[ma] non sarà necessariamente la più grande potenza economica ad essere la maggiore superpotenza.” Resta comunque il fatto che, se nei prossimi vent’anni gli Stati Uniti dovranno cedere la loro quota di “controllo” del grande pacchetto azionario globale, ci sarà un pericoloso periodo di instabilità, a prescindere da chi sarà il suo successore. Il rapporto pubblicato dal NIC è solo l’ultimo di una serie di segnali lanciati alle amministrazioni di Washington negli ultimi decenni. Resta ora da vedere se esiste una “exit strategy” anche a questa grave piaga prima che sia davvero troppo tardi.