Molotov a Cassazione: e’ stata impiegata

È stato risolto in pochissime ore il giallo della molotov trovata accesa davanti alla filiale dell’Unicredit Banca che si trova all’interno del palazzo della Corte di Cassazione a Roma, in piazza Cavour. Il colpevole è stato identificato in poche ore: si tratta di una dipendente dello stesso istituto di credito che, dopo aver ammesso la sua colpa, non ha voluto ancora spiegare agli inquirenti il motivo del suo gesto.

Molotov davanti alla Corte di Cassazione – La molotov, pronta per esplodere, era stata trovata intorno alle 9 e 30 di questa mattina da un impiegato che, dimostrando grande coraggio ed intraprendenza, ha immediatamente spento lo stoppino. Successivamente l’uomo, scampato il pericolo, ha avvisato un agente della polizia penitenziaria in servizio all’interno del palazzo della Corte di Cassazione. Subito dopo sono stati chiamati gli artificieri della questura, anche se oramai non c’era più pericolo di possibili esplosioni.

Ordigno casalingo, la colpevole è un’impiegata – Stando alle prime indiscrezioni trapelate dagli inquirenti, la molotov era stata realizzata in maniera abbastanza grossolana: una bottiglia di vetro per liquori utilizzati per la creazione di dolci, riempita al 75 per cento di alcol e chiusa da uno stoppino. Gli uomini della polizia sono subito arrivati al colpevole, ovvero all’impiegata sessantenne, grazie alle immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso che sono presenti in varie parti del ‘Palazzaccio’. La donna, durante gli interrogatori, ha da subito ammesso la sua colpa e dunque di essere stata lei a posizionare la molotov, ma non ha saputo spiegare i motivi che l’hanno spinta a commettere un tale atto.