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Gli ex An in rivolta e il no della Lega minano il ritorno in campo di Berlusconi

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La nuova discesa in campo dell’ex premier continua a trovare di fronte a se numerosi problemi.
Il primo è tutto interno al partito, con numerosi deputati, si parla di un centinaio, pronti a lasciare il Pdl. Questa sera i deputati di ex An s’incontreranno per “fare il punto della situazione”, come ha anticipato Ignazio La Russa.
Non c’è ancora nulla di certo, continua La Russa, “quel che è certo è che c’è una storia che è cambiata in questi ultimi mesi, con sensibilità diverse all’interno del Pdl che hanno avuto sempre meno la possibilità di essere riconosciute dai propri elettori. Non stiamo decidendo a capocchia, stasera si riuniscono 100 persone, deputati nazionali o europei o consiglieri per fare il punto. Non si parla di congiura, ma c’è un’aria politica che si interroga e non aspetta passivamente che le cose accadano“.
L’altro grande problema è l’alleanza con la Lega. Se Berlusconi scende in campo il Carroccio correrà da solo alle prossime elezioni.
E’ questo il messaggio che Maroni manda all’ex premier: “Caro Silvio con te in campo noi non ci stiamo: la Lega non può più sostenerti se tu mantieni la candidatura a premier. Io cerco di convincerlo al passo indietro perché se io perdo con lui in campo noi siamo finiti, non credo che alla fine si candiderà. Nessuno sa leggere i sondaggi meglio di lui, prima o poi si renderà conto che la sua candidatura danneggia anche se stesso. Se non andrà così accada quel che deve accadere, questa è la linea che è uscita negli ultimi due giorni per bocca dei segretari nazionali e che interpreta fino in fondo i sentimenti dei nostri militanti, degli amministratori e dei parlamentari. Questa è la linea del movimento e non può cambiare di una virgola, se dice che intende andare avanti, che sarà lui il candidato premier del centrodestra, tanti saluti e arrivederci”.
Ci sono poi i sondaggi, che danno il Pdl fermo al 15% con o senza Berlusconi, ma ancor più pressanti sono le richieste dell’Ue.
Il ritorno di Berlusconi e il mancato appoggio del Pdl al governo Monti ha suscitato forti reazioni da parte dei leader Europei, dalla Germania alla Francia passando per la Spagna, i principali partner dell’Italia.

Matteo Oliviero