Grillo: ultimatum ai dissidenti

I toni tutt’altro che pacati non potevano che provocare scompiglio, soprattutto all’interno del Movimento, percorso ieri dall’ennesima polemica. Ad infiammarla è stato il “megafono” Beppe Grillo, che ai “dissidenti” a 5 Stelle ha mandato a dire: “Chi crede che io sia antidemocratico, può anche andarsene”. Una risposta poco “diplomatica” alle tante polemiche fioccate all’indomani delle parlamentarie che, secondo molti, hanno proposto un modello di democrazia “mutilata”. Da qui la reazione stizzita di Grillo, a cui hanno fatto seguito le inevitabili controrepliche dei “dissidenti” della prima ora.

“A chi dice che non c’è stata democrazia perché i voti sono stati pochi, io faccio una domanda: quanti voti ha preso ognuno dei mille parlamentari oggi in Parlamento? Chi ha deciso di quella gente lì? Ve lo dico io: 5 segretari di partito”. A scriverlo ieri sul suo blog è stato l’animatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, insolentito dal diluvio di polemiche piovute addosso al Movimento al’indomani delle consultazioni online. Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia – ha scritto senza mezzi termini il blogger Io mi sto stufando. Mi sto arrabbiando seriamente“. 

“Abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra da qui alle elezioni – ha spiegato Grillo – Finché la guerra me la fanno i giornali, le televisioni, i nemici veri va bene, ma guerre dentro non ne voglio più. Se c’è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prende e va fuori dalle palle. Se ne va dal Movimento. Noi dobbiamo avere una forza unita per arrivare a fare un risultato che mai – ha evidenziato l’ex comico – potevamo aspettarci di avere”.

Un sostanziale avvertimento ai “dissidenti”, invitati (senza troppa cortesia) a fare la loro scelta definitiva. E irreversibile. Ma a ribattere a stretto giro al “megafono” è stato Valentino Tavolazzi, tra i primi a sollevare questioni di democraticità all’interno del Movimento: “A Beppe Grillo – ha premesso – vanno massima stima e riconoscenza, ma il Movimento non è solo suo. Nessuno può cacciare nessuno, senza confronto democratico e senza libere votazioni”. Più o meno quanto sostenuto da un altro “dissidente” a 5 Stelle, quel Giovanni Favia che in un noto fuorionda televisivo ha trasformato la presunta mancanza di democrazia all’interno del Movimento in una notizia da prima pagina: “La biodiversità di pensiero produce ottimi risultati, anche se il confronto costa fatica – ha dichiarato il consigliere regionale dell’Emilia Romagna – La chiusura su se stessi funziona nel breve periodo, ma alla lunga genera mostri”.