Leucemia: bambina guarisce con cellule “addestrate”

Sta facendo molto discutere in Usa il caso di una bambina malata di Leucemia linfoblastica, guarita dopo l’innesto di cellule immunitarie “addestrate” a riconoscere e distruggere quelle tumorali. A sei mesi dal suddetto innesto, il cancro sembrerebbe essere scomparso. Emily, questo il nome della piccola, è stata presa in cura dal Children’s Hospital di Philadelphia, che ha intrapreso una terapia sperimentale basata sul prelievo di cellule T (a milioni) alle quali sarebbe stato letteralmente insegnato a riconoscere le cellule B, soggette a trasformazioni in tumorali. Mesi a contatto i due tipi di cellule, le prime, addestrate attraverso l’utilizzo del virus Hiv in forma disattivata, hanno aggredito le seconde, distruggendole.

Dopo sei mesi nessuna traccia del cancro. Emily è stata la prima bambina al mondo guarita dal cancro attraverso una simile terapia. L’Hiv è il virus responsabile anche dell’Aids, ma in questo caso è servito ad aiutare le cellule T a riconoscere quelle maligne. Una volta conclusa questa operazione, le cellule sono state reiniettate nella piccola paziente. Questa operazione avrebbe “riprogrammato” il sistema immunitario. Dopo due settimane, la leucemia era già apparsa in remissione.  Dopo due mesi non ve n’era più traccia e quest’ultima condizione perdura ancora adesso, a distanza di sei mesi dall’intervento.

Non è così semplice. La terapia, che ha un costo di circa 20.000 dollari, secondo i ricercatori potrebbe in futuro sostituire il trampianto di midollo (ancor più costoso), ma attualmente è in fase sperimentale. Inoltre, va detto che gli effetti collaterali pre-guarigione, non sono da sottovalutare. Oltre a Emily, anche due adulti avrebbero goduto della remissione del cancro, ma subito dopo il reinnesto delle cellule addestrate la loro salute era peggiorata.  Lo stesso destino  al quale anche Emily ha dovuto far fronte. Non era chiaro, al momento, da cosa dipendesse un simile peggioramento delle condizioni di salute (anche se, a quanto risulta, non del cancro). Ulteriori approfondimenti, ha spiegato Stephan Grupp, direttore della clinica titolare della sperimentazione, hanno mostrato che “la responsabilità è attribuibile alle cellule T (che infatti agiscono direttamente sul sitema immunitario, Nda) , ma ora possiamo intervenire ha aggiunto, Emily è qui ad insegnarcelo”.