Contratto a progetto: tutte le novità

È stata emanata l’11 dicembre scorso una circolare del Ministero del Lavoro (la numero 92) che fa luce in materia di Contratto a Progetto. Ci sono sempre state, fin dalla sua introduzione ormai risalente a quasi 10 anni fa, molte polemiche, contestazioni e discussioni circa l‘utilizzo ed i possibili abusi del contratto a progetto, ora finalmente con questa circolare, relativa alla legge 92 del 28 giugno 2012, si tenta di fare chiarezza e soprattutto definire quali mansioni proprio non possono verosimilmente essere considerate “a progetto”. Il contratto a progetto prevede infatti tra le varie caratteristiche la “non subordinazione”, il “non vincolo ad orari” e soprattutto l’esistenza di un “progetto” in termini di obiettivo da raggiungere.

Molto difficile pensare che queste caratteristiche si possano adattare ad una commessa o ad un magazziniere, che per il tipo di mansione svolta si presume abbiano degli orari precisi, un vincolo di subordinazione e sarà certamente difficile stabilire un realistico “progetto” così come inteso dalla legge. La recente circolare fà leva proprio sul “risultato finale da raggiungere” e sulla “non coincidenza con l’oggetto sociale del committente”. Insomma, per andare sul pratico, se il titolare di un bar prende una nuova barista, sarà evidente che è una mansione di tipo subordinato e caratterizzante l’attività specifica, non potrà quindi proporle il contratto a progetto. Altre mansioni individuate come oggetto di contestazione sono: custodi, portieri, estetiste, parrucchieri, facchini, istruttori di autoscuola, addetti alle pulizie, etc…

Per fare un esempio di un contratto a progetto usato legittimamente può essere il caso di un informatico che si occuperà di organizzare le “reti” di una piccola azienda, avrà un obiettivo preciso, potrà fare il lavoro senza un preciso vincolo di orario e di giornate di lavoro e non sarà subordinato al titolare dell’azienda… Il contratto a progetto è erede del vecchio co.co.co. (contratto di collaborazione coordinata e continuativa) e la sua trasformazione con la legge Biagi è avvenuta propria in un’ottica di legare il contratto ad un progetto specifico ed evitare che che il co.co.co. si sovrapponesse ai contratti tipici o peggio ancora li sostituisse. Sempre più spesso si sono visti tuttavia assegnare contratti a progetto con l’unico obiettivo di evitare una vera e propria assunzione, assunzioni vere e proprie mascherate da contratto a progetto. La recente legge e la circolare di chiarimento hanno proprio l’obiettivo di scongiurare che questo accada ancora. E speriamo siano efficaci e ben applicate.

Marco Fattizzo

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