Università di Catania, lo studio? (Tempo) buttato ai Benedettini

Si tratta di uno scatto che sta facendo il giro di Facebook: un uomo, affacciato da uno dei barocchi balconi dell’ex monastero dei Benedettini di Catania (luogo con oltre 400 anni di storia alle spalle, insignito dall’Unesco dello status di monumento patrimonio dell’umanità, attualmente sede di diverse facoltà dell’Università etnea), lancia dentro un camion alcuni volumi. Tesi di laurea, secondo le voci scatenate dal tam tam iniziato su Facebook dagli stessi studenti.

Studenti che hanno così visto in una sola foto rappresentato lo svilimento del proprio studio: mesi di ricerca e di spese, di scrittura e di notti in bianco letteralmente buttati via. Abbastanza metaforico, per altro: trattati come carne da macello una volta inseriti nel mercato occupazionale, gli studenti hanno visto trattato come carne da macello (se non peggio, ma d’altra parte si tratta di semplice carta e la carta canta. Non parla) il frutto del loro lavoro, per una volta.

Qualcuno, nei propri status, la prende con ironia (“Ora, capisco lo sdegno, comprendo la sorpresa. Ma sinceramente: che altro dovrebbero farne?”), mentre qualcun altro associa questa comunque brutta immagine alla distopia descritta da Ray Bradbury in Fahrenheit 451 (che siano bruciati o buttati, non si tratta della degna fine che dei libri – o delle tesi, nello specifico – dovrebbero fare); ciò che è certo è che, nella ipotesi in cui si sarebbe dovuto eliminare necessariamente tutto questo materiale, sarebbe stato maggiormente edificante farlo in maniera più discreta, pensando anche di riciclare per esempio.
Molto meglio che assistere a queste scene, per altro in pieno giorno. Ché se esistesse una disciplina olimpica, almeno se ne capirebbe il motivo. Ma, dato che accanto al tiro del giavellotto, il getto del penso e il lancio del martello ancora non hanno istituzionalizzato il lancio della tesi, qual è il motivo di questo scempio?