Philip Glass e Tim Fain: talento ed emozioni al Teatro la Fenice

Non poteva esserci cornice migliore per il suggestivo concerto che ha visto protagonisti, martedì 12 dicembre, il compositore Philip Glass e il violinista Tim Fain.
L’atmosfera magica di Venezia, racchiusa nello storico Teatro La Fenice, è sembrata quasi riecheggiare nello scorrere fluido delle note delle musiche del compositore americano.
Philip Glass ha dato il via alla serata, organizzata in concomitanza con la mostra Lynn Davis al Museo Archeologico Nazionale di Venezia Modern Views of Ancient Treasures, con Mad Rush: un brano originariamente composto per organo, in grado di dimostrare fin dalle prime note le sue straordinarie capacità nel saper dare vita a melodie ipnotiche e coinvolgenti, in grado di trasportare la mente in una dimensione sospesa ed eterea.
Glass ha poi introdotto il giovane e talentuoso Tim Fain. Il violinista, già vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali, ha aperto la sua esibizione con Chaconne, dalla Partita per violino solo. Quel pizzico di nervosismo reverenziale nei confronti di una ribalta così prestigiosa come quella dello storico Teatro La Fenice, si è dissolto rapidamente tra le dita e le corde del prezioso Francesco Gobetti del 1717, strumento proprio di origine veneziana, con cui Fain si esibisce.
Il concerto è poi proseguito con le brevi, ma interessanti introduzioni di Glass prima di ogni esibizione, composte da ricordi ed aneddoti.
La scaletta ha offerto poi i brani n.4 e n. 5 da Metamorphosis, le musiche di scena da The Screens, in cui violino e pianoforte si fondono alla perfezione, la particolare Wichita Vortex Sutra in cui la voce di Allen Ginsberg si scaglia contro la violenza e la guerra, e infine Pendulum, una vera perla di energia e virtuosismi musicali.
Philip Glass, che ha inoltre rivolto un pensiero commosso all’amico e maestro Ravi Shankar, e Tim Fain hanno poi onorato il caloroso pubblico di ogni età, che ha colmato ogni posto del Teatro, con più di un bis.  Il violinista ha dimostrato la sua straordinaria capacità espressiva e tecnica, mentre il compositore ha incantato ancora una volta tutti i presenti  con le note di chiusura di Glassworks.