Pd: sì alle parlamentarie tra dubbi e polemiche

La notizia è stata ufficializzata ieri: il Pd convocherà i prossimi 29 e 30 dicembre le primarie per eleggere i parlamentari. I dettagli verranno definiti il 17 dicembre, nel corso della riunione della direzione nazionale che dovrà sciogliere i numerosi nodi sul tavolo. Chi potrà votare e chi potrà candidarsi? sono alcuni degli interrogativi a cui il gotha del Pd dovrà fornire una tempestiva risposta.

A remare contro il partito di Pier Luigi Bersani potrebbe essere la fretta, da sempre indicata come cattiva consigliera, che potrebbe trasformare le parlamentarie di fine anno in un appuntamento pasticciato. I tempi per l’organizzazione sono oggettivamente strettissimi e rischiano di lasciare insoluti alcuni punti fondamentali. A votare, secondo le voci raccolte durante la giornata di ieri, potranno essere gli iscritti al partito e coloro che hanno già partecipato alle primarie di novembre (ammesso che certifichino di votare per il Pd).

E chi potrà candidarsi? Stando a quanto finora trapelato, i candidati verranno scelti dagli organismi territoriali del partito e dai cittadini, ma la nebbia rimane fitta sui requisiti richiesti. A dire l’ultima parola dovrebbero essere i segretari regionali, secondo un meccanismo che – è il giudizio di molti – rischia di replicare le antiche dinamiche di apparato, “castrando” di fatto la possibilità di scegliere liberamente i futuri parlamentari del Pd. Se a decidere saranno i soliti dirigenti – è l’obiezione più gettonata – allora non ha senso convocare le primarie.

Non è tutto: a creare qualche problema potrebbe essere anche la faccenda delle deroghe per i “veterani” del partito. Lo Statuto prevede che, esauriti i 3 mandati, non ci si possa più candidare, ma una chance aggiuntiva potrebbe essere concessa a chi, facendo esplicita richiesta al partito, riuscirà a incassare il disco verde della dirigenza. A presentare la deroga saranno sia Rosy Bindi che Beppe Fioroni, sulla cui ricandidatura i “rottamatori” hanno già posto un categorico veto.

La tensione rischia poi di salire alle stelle se, come filtrato nelle ultime ore, il segretario Pier Luigi Bersani deciderà di benedire la deroga delle deroghe che dovrebbe riservare il 20% dei posti in Parlamento ad “alte e illustri personalità” a cui il partito non intenderebbe rinunciare. Una “blindatura” a tutti gli effetti, che rischia di “imbarcare” gli untouchables del partito e di sconfessare il senso stesso delle parlamentarie libere e aperte.