Appuntamento al buio… il fascino dell’ignoto: i resti dell’Arca di Noè

Secondo la Bibbia, Noè quando il diluvio terminò, approdò sulla sommità del monte Ararat, il più alto monte della Turchia, alto 5.165 m s.l.m., sul confine tra la regione dell’Agri e dell’Agdir, di origine vulcanica. La leggenda vuole che l’Arca sia ancora su quella montagna, come riferito da alcuni viaggiatori, tra i quali Marco Polo. Dal XIX secolo diversi esploratori si sono spinti sull’Ararat alla ricerca della nave costruita da Noè e molti asseriscono di averla avvistata. Le testimonianze di alcuni sono davvero interessanti. A metà degli anni cinquanta, ad esempio, la Navy Hydrographic Office di Washington D.C. e l’Army Map Service, decisero di tracciare insieme la prima vera carta geografica della Turchia. Le precedenti erano imprecise e senza dati.

Il resoconto che fece William Todd, capo in seconda dei fotografi dell’U.S. Navy,  fu un ulteriore avvistamento aereo, con il quale si sosteneva di aver avvistato e, soprattutto fotografato, l’Arca di Noè. Sorvolando l’Ararat, notarono un oggetto che fuoriusciva dal ghiacciaio ad un altitudine di circa 4.400 – 4.800 metri. La struttura sembrava essere appoggiata ad una piccola sporgenza ed emergeva tra il ghiaccio e la neve. Fu la parte superiore ad incuriosire William Todd, in quanto simile ad una staccionata o un tetto in pessimo stato. Aveva delle dimensioni immense e sembrava completamente fuori luogo. Iniziarono a volarci intorno. L’oggetto era rettangolare, di color ardesia e l’intero equipaggio sembrava non avere dubbi: era l’Arca. Todd scattò un rullino aereo di 400 piedi lunghezza e 9 pollici di larghezza, che poi sviluppò personalmente.

Todd stesso disse: “Finestre alla sommità della struttura correvano lungo tutto il cammino, dal ghiaccio alla prua. La struttura emergeva dal ghiaccio all’incirca 35 piedi (10 metri). Essendo fotografi professionisti, eravamo in grado di misurare le foto e determinare la larghezza e la lunghezza dell’oggetto facendo uso della formula Scala = Lunghezza Focale. Risultò essere esattamente 75 piedi (23 metri) la sua larghezza, 45 piedi (14 metri) la sua altezza.(*) Quando riscontrammo che l’oggetto era precisamente uguale a quello descritto nella Genesi, abbandonammo ogni pretesa di congelare la faccenda.”

Genesi 6:13-14-15. 13: Dopo ciò Dio disse a Noè: “La fine di ogni carne è giunta dinanzi a me, perché la terra è piena di violenza per opera loro; ed ecco, li ridurrò in rovina insieme alla terra.” 14: Fatti un’arca, e la dovrai coprire dentro e fuori di catrame. 15: Ed ecco come la farai: 300 cubiti la lunghezza dell’arca, 50 cubiti la sua larghezza e 30 cubiti la sua altezza.Il cubito ebraico corrispondeva a circa 44,45 m. Facendo i calcoli perciò si ottiene circa 23 metri di larghezza e 14 metri di altezza.William Todd donò le foto ad un ministro Battista a Sanford, Florida. Quando questi morì, cercò di recuperarle, ma inutilmente. La Navy Photographic Science Center Archives a Washington D.C. dovrebbe custodire i negativi ma dichiara di non poterli trovare. Todd conclude dicendo “… giornalmente qualche aereo “accidentalmente” volava in direzione dell’Ararat per vederla. Praticamente quell’estate attorno all’Arart c’era bisogno di un controllo radar. Dopo aver visto quelle foto eravamo convinti che la struttura fosse veramente l’Arca di Noè.”

Una testimonianza davvero suggestiva e coinvolgente, così com’è la testimonianza, degli anni 2000, di Angelo Palego, che nel 1984 ha abbandonato la professione di ingegnere per dedicarsi al ritrovamento dell’Arca di Noè. Studioso della Bibbia e Testimone di Geova, ha compiuto numerosi studi analitici e interpretativi dell’Antico Testamento e in base a calcoli scientifici, accompagnati da numerose spedizioni sul monte Ararat (documentate da foto e filmati) ha individuato la posizione del relitto, spaccato in due grandi frammenti, imprigionato tra i ghiacci del Grande Ararat, a circa 4800 metri d’altezza. I ghiacci e il clima hanno consentito al legno di conservarsi per circa 5000 anni.

Anch’egli ha così potuto constatare che le dimensioni coincidono con quelle riportate nella Bibbia, anche per quanto riguarda la lunghezza. L’intera avventura è descritta dettagliatamente nel libro che lui stesso ha scritto insieme a Daniele Saporito, dal titolo: “Come abbiamo trovato l’Arca di Noè” Azzurra7 Editrice, tradotto anche in lingua inglese. Documento decisamente interessante, ricco di dettagliate spiegazioni e immagini. A questo punto lascio ai lettori l’ardua sentenza. I presupposti per una possibile veridicità di quella che per il momento è ancora considerata unicamente una leggenda, sembrano esserci… o vorremmo che ci fossero? Ancora una segnalazione. Le informazioni e i risultati raggiunti dall’Ing. Palego in più di 25 anni di ricerche si possono trovare racchiusi nel libro-intervista di Francesco Arduini: “Sulle tracce di Noè – Angelo Palego e la montagna dell’Arca”. Ricordandoci però, come dice l’autore, che “le matematiche certezze” appartengono più all’uomo di fede, che all’uomo di scienza. E la prossima volta? Faremo un percorso inverso: cercheremo tracce di leggenda in una avventura reale!

photo credit: San-Tus via photopin cc