Italia agli ultimi posti per partecipazione femminile all’economia

Solo il 51% delle donne italiane in “età da lavoro” sono realmente attive nel mondo del lavoro, questo fa si che l’Italia sia tra gli ultimissimi posti nelle classifiche sulla partecipazione femminile all’economia nazionale. Secondo recenti studi OCSE, in questa materia l’Italia si posiziona al 28° posto sui 30 Paesi aderenti e vede un GAP uomo-donna elevatissimo rispetto alla stragrande maggioranza delle moderne economie. C’è comunque da dire che nessun paese ha al momento una perfetta parità, il GAP di genere esiste ovunque, anche se nei primi posti della classifica è davvero talmente limitato da potersi considerare quasi inesistente. La medaglia d’oro spetta alla Norvegia (uomini e donne praticamente vicinissimi come partecipazione al lavoro), seguita a ruota dalla Svezia. Consolanti i risultati anche per Gran Bretagna e Stati Uniti. Peggio dell’Italia fanno solo Messico (penultima posizione) e Turchia (trentesima ed ultima posizione).

Nonostante ciò in Italia quasi il 60% dei nuovi laureati ogni anno è donna, tuttavia le lauree con maggiori opportunità occupazionali sono “dominate” dagli uomini, ad esempio le donne sono solo il 15% dei laureati in Scienze Informatiche ed il 33% in Ingegneria. Nelle offerte di lavoro per neolaureati  sono così favoriti gli uomini. Questa potrebbe essere una prima motivazione del forte GAP, ma certamente a farla da padrona è la scarsissima attenzione delle istituzioni ai bisogni delle mamme lavoratrici (asili aziendali o convenzionati, supporti statali, incentivi per mamme che lavorano, etc…), attenzioni al contrario molto ben radicate nei Paesi nordici, che guarda caso sono nei primissimi posti della classifica esaminata. È fondamentale dire che il forte GAP uomo-donna e la cattiva posizione in classifica non sono da considerarsi brutti risultati solo per la categoria “donne” ma per tutta l’economia nazionale.

Infatti la diminuzione del GAP farebbe inevitabilmente aumentare il PIL portando giovamento a tutta l’economia italiana. L’OCSE ha anche fatto delle stime: se il GAP dovesse diminuire anche solo del 50%, il PIL pro-capite italiano crescerebbe ogni anno di un punto percentuale ed entro il 2030 si avrebbe un aumento del 7% della forza lavoro totale con un forte abbattimento della disoccupazione, una maggiore produzione industriale e quindi una competitività più elevata in ambito internazionale.

Marco Fattizzo