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Firme e legge elettorale: E’ scontro tra i partiti alla Camera

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Dopo la tensione sul testo che riguarda l’incandidabilità dei condannati a cariche pubbliche, sale lo scontro alla Camera tra i partiti sulle firme da presentare per le prossime elezioni.
E’ il Pd
a minacciare il voto contrario qualora il resto non resti immutato rispetto a quello approvato dal governo.
Siamo contrari all’emendamento che consente la raccolta di firme per i gruppi che si costituiscono entro la fine della legislatura, il testo torni com’era o per noi può anche decadere“, spiegano dal Partito Democratico.
L’emendamento in questione prevede “l’esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni per i gruppi che si costituiscono in almeno una delle due camere alla data del 20 dicembre”, norma già definita salva La Russa, in quanto riguarda il nuovo movimento Centrodestra Nazionale.
Durissimo il commento del relatore del Pd alla Camera, Bressa: “E’ una cosa grave, per la prima volta in un decreto che definisce modalità con cui si raccolgono le firme si cerca di modificare la possibilità di raccolta, esonerando alcune forze politiche. L’emendamento è una cortesia politica, un regalo a qualcuno ma i regali li porta Babbo Natale, non li fa il Parlamento“.
Immediata la replica di Ignazio La Russa: “Lo tranquillizzo: se pensava che questo decreto fosse un regalo, effettivamente lo è. Effettivamente il decreto regala a tutti la possibilità del dimezzamento delle firme. E lo fa a chi ha un gruppo alla Camera e non al Senato. Non a chi si è fidato in buona fede della parola del governo, che non sarebbe mai stato cambiato quel testo e quindi era inutile costituire il gruppo due giorni fa. Questo decreto così come non può nascere cercherò di non farlo passare, è un’ingiustizia, una truffa a danno di altre formazioni politiche cui era stato detto che bastava avere un gruppo regionale”.

Matteo Oliviero

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