I 2 soliti idioti: scommessa vinta (foto anteprima stampa)

I leitmotiv restano sempre i medesimi (e per fortuna dato che sollazzano sempre l’appetito cinico dello spettatore) ma I 2 soliti idioti non è il sequel del primo successo cinematografico della premiata ditta Mandelli-Biggio; non si tratta soltanto di un film impostato differentemente ma di un film oggettivamente più organico. I due protagonisti sono ancora loro: Ruggero De Ceglie, alle prese con il fisco e la tragedia di vedere il figlio sposare “una mmmerda con le scarpe” ovvero Fabiana (talmente brutta da non poter essere descritta) mentre Gianluca vivrà un’inaspettato mutamento in Bad Boy. E’ chiaro che, anche in questo caso, la sceneggiatura sia soltanto l’architrave nudo sopra il quale fioriscono ed esplodono le gag comico-surreali del duo; però tutto è maggiormente funzionale grazie ad un intreccio più solido.

In ogni caso non è la “storia” da valutarsi quando si approccia un film del genere, I soliti idioti hanno un pregio innegabile: suscitano reazioni forti, non passano mai come un’acqua cheta, il viaggio nella loro grottesche galleria di “tipi umani” disgusta, turba oppure, nella maggior parte dei casi, suscita ilarità. C’è solo un rischio: la mistificazione, la loro comicità non è grevemente vuota e non si tratta di volgarità gratuita, è una vera e propria satira di molto malcostume italico e se questa vista vi pare insopportabile è perché il trionfo della grettezza, del sensazionalismo, del malaffare e del cattivo gusto ancora vi ributtano, com’è giusto che sia.

In fondo cosa sono i poliziotti che si sparano le pose ansimando come carlini con uno spirito interventista alquanto fuori luogo se non la dimostrazione della totale perdita del “gusto del bello” quando l’auditel ci conferma che i vari serial polizieschi italici incollano milioni di spettatori alla tv? Oppure, come ci ha detto Francesco Mandelli “Il Papa su twitter poteva essere solo un’idea di Padre George e Padre Boy“…ed è vero! Merita una menzione particolare la colonna sonora, oltre al brano dei Club Dogo e di Emis Killa, c’è un pregevole lavoro compositivo realizzato dallo Gnu Quartett.

Bellissima sorpresa “incrociare” Teo Teocoli, perfetto e godibilissimo in un ruolo serio, e l’ormai affezionato Gian Marco Tognazzi. Cambia il mondo e deve cambiare, di conseguenza, il modo di approcciarlo e raccontarlo. Quando scrivo bene de I soliti idioti mi chiedo sempre se avrò capito tutto in maniera corretta, dato che fior di colleghi li catalogano come volgare fenomeno di costume estemporaneo, poi però penso a uno dei più grandi esperti di cinema di cui si fregia l’Italia: Tatti Sanguineti che li porta in palmo in mano e asserisce che, al massimo, il problema è degli italiani che non sono ancora pronti per comprenderli. Cosa significa? Forse che è fastidioso vedere la proprie brutture riflesse in uno specchio deformante?