Bersani a Monti: No a partiti personalistici

In attesa che Mario Monti sciolga definitivamente la riserva, a recapitargli un consiglio (non richiesto) è stato Pier Luigi Bersani. In un’intervista concessa ieri a Sky, il segretario del Pd ha, infatti, messo in guardia il Professore dall’insidia di mettersi a capo di una formazione costruita attorno a lui. Non solo: il democratico ha anche rimarcato il suo ottimismo sull’esito delle prossime elezioni politiche precisando di non temere né l’ex premier Berlusconi (impegnato a recuperare i mesi di “astinenza” televisiva) né il “centro montiano” in costruzione: “Faccio gli auguri a tutti perché sono uno sportivo – ha detto Bersani – ma non sono affatto preoccupato per il mio partito”. 

Tra coloro che aspettano di conoscere la scelta definitiva di Mario Monti c’è anche Pier Luigi Bersani: “Sono curioso di sapere che cosa Monti deciderà – ha dichiarato ieri il segretario del Pd – ma in attesa dico: noi siamo stati lealissimi con Monti, francamente non avremmo immaginato che sarebbe stato della contesa, ma se è così non c’è nessuna difficoltà o problema”. “L’unica cosa di principio – ha precisato il candidato premier di centrosinistra – è che non credo che facciano bene all’Italia formazioni politiche create intorno alle persone“.

Il riferimento è ai continui “sommovimenti” registratisi nell’area dei cosiddetti moderati (da Fli a Verso la Terza Repubblica passando per l’Udc) che starebbero organizzando un rassemblemant intorno alla persona del presidente del Consiglio. “Tre anni fa ho detto che non avrei mai messo il mio nome sul simbolo – ha ribadito Bersani – Le formazioni devono avere chiarezza, autonomia, devono essere guidate dalle persone, ma non costruite attorno alle persone”.

Quanto alla possibilità di siglare un’intesa con il nascente “centro montiano”, il leader dei democratici ha tradito una certa disponibilità, a condizione che venga prima fatta chiarezza. “Sarebbe interessante chiedere a queste formazioni centrali cosa pensano loro del Pd – ha detto Bersani – perché noi siamo il partito più grande. Sento cose a volte contraddittorie: qualcuno dice ‘siamo alternativi‘ (lo ha detto ieri il ministro Andrea Riccardi, ndr), altri dicono ‘siamo colloquiali‘. Io non mi sento alternativo al centro moderato – ha tagliato corto il democratico – mi sento alternativo a Berlusconi e alla Lega”.