Ecco i paesi più indebitati con l’estero: l’Italia è settima

La Banca Mondiale ha pubblicato la classifica dei paesi più indebitati con l’estero. La corona spetta agli Stati Uniti, mentre è la Gran Bretagna il primo stato europeo della lista, l’Italia si attesta al settimo posto.

Lo studio – I dati si riferiscono ad un’indagine trimestrale effettuata dalla Banca Mondiale, in riferimento al 30 giugno 2012, su 70 paesi che hanno adottato i parametri di misurazione del Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Così è stato evidenziato che ben 18 paesi hanno superato la quota dei mille miliardi di dollari di indebitamento, un dato che certamente farà riflettere i governi dei paesi sotto esame.

15.415Ecco la cifra in miliardi di dollari raggiunta dagli Stati Uniti, primi della black list, seguiti ad una certa distanza dalla Gran Bretagna, che ha totalizzato 9.944 miliardi di dollari di debito. Germania e Francia si attestano a 5.617 miliardi e 4.838 miliardi. Il primo paese al mondo per indebitamento pubblico, il Giappone (229,8% del Pil) è invece quinto, seguito dall’Olanda e dall’Italia, che colleziona una cifra pari a 2.356 miliardi di dollari nel bilancio negativo.

Sulla schiena dei cittadini – Paragonando però i dati ottenuti con il numero di abitanti (fonte Onu 2010), risulta che gli Stati Uniti scendono al quarto posto, riuscendo a spartire il debito tra oltre 300 milioni di cittadini, in quote da 50 mila dollari per ognuno. Diversa la situazione in Europa. Il primato negativo mondiale va infatti alla Francia, con 77 mila dollari di debito pubblico per abitante, seguita dalla Germania, con 67 mila dollari e dall’Australia, con 59 mila dollari. Va meglio all’Italia, dove i cittadini sarebbero sottoposti ad un carico di 38 mila dollari. Per quanto riguarda invece i paesi in via di sviluppo, per loro le cose vanno decisamente meglio. Alla fine del 2011 hanno fatto registrare sì un aumento di 464 miliardi di dollari del loro debito estero, raggiungendo il valore di 4.900 miliardi, ma si tratta di solo il 22% del Pil aggregato e del 69% delle esportazioni. Un monito quindi per i paesi più ricchi, che potrebbero in un futuro non troppo lontano vedere vacillare le loro economie viziate da problemi interni di fondamentale importanza.