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Monti-Marchionne: grande feeling a Melfi

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Il presidente del Consiglio, Mario Monti, e l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, hanno ieri animato un quadretto dal forte significato politico, in cui molti hanno riconosciuto l’esplicito endorsement del manager italo-canadese all’imminente candidatura del Professore. Un sostegno che Monti ha ricambiato altrettanto apertamente, tributando elogi alla casa torinese e allo stabilimento lucano che si prepara a produrre due nuovi modelli di Suv.

A partire per primo è stato Sergio Marchionne, che ha destinato all’ospite di Melfi, il presidente del Consiglio Mario Monti, parole di ammirazione e riconoscenza. “Il governo in 12 mesi ha fatto cose ammirevoli – ha esordito l’ad del Lingotto – Sono riconoscente al presidente del Consiglio, la sua agenda ha dimostrato coraggio, chiarezza e lungimiranza“. “L’Italia ha perso tanti anni a inseguire promesse e chimere che ci hanno allontanati dal resto del mondo, portandoci in fondo a tutte le classifiche internazionali – ha continuato nel suo speech Marchionne – ma il governo è stato capace di ricreare un clima di fiducia verso il nostro Paese e di riguadagnare credibilità avviando importanti riforme strutturali e scongiurando il rischio di default. E’ necessario proseguire lungo questa strada – ha messo in chiaro il manager – perché le zavorre che schiacciano l’industria italiana e indeboliscono l’intero sistema sono ancora pesanti”.

E il presidente del Consiglio? Non si è sottratto al gioco dei reciproci complimenti: “L’azienda rimane in Italia – ha detto riferendosi alla Fiat – mantiene le promesse in un momento difficile e testimonia che l’Italia è un luogo dove si può investire e fare produzione”Tredici mesi fa – ha spiegato il bocconiano alle tute blu di Melfi – l’Italia aveva febbre alta e non bastava un’aspirina, ma una medicina amara assolutamente necessaria per estirpare la malattia. Penso che sarebbe irresponsabile dissipare i tanti sacrifici che gli italiani si sono assunti”. “Oggi da Melfi ha concluso Monti nel suo inedito “comizio” – parte un’operazione che non è per i deboli di cuore, ma noi sappiamo che può emergere un’Italia forte di cuore”.

Tanto quanto basta a fargli incassare gli applausi degli operai e dei sindacalisti presenti in sala, tra cui il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni (grande supporter di Monti) e il segretario della Uil, Luigi Angeletti. A non essere stato invitato è, invece, il leader della Fiom, Maurizio LandiniMonti ha assunto il modello Marchionne come programma politico per candidarsi alle lezioni – ha commentato il sindacalista – Io inviterei Monti ad andare anche a Termini Imerese o all’Irisbus, dove Fiat sta chiudendo. Non estenderei il modello Marchionne perché è contro la Costituzione – ha rincarato Landini – e penso che le politiche di Monti hanno peggiorato le condizioni dei lavoratori”. 

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