Pontifex: la colpa alle donne per le violenze subite

È scandaloso. Scandaloso che un sito come Pontifex parli di femminicidio e violenza sulle donne con parole del genere. Sembra di essere ritornati al tempo di: “se ti metti la minigonna e ti violentano è colpa tua”. Dati alla mano, almeno quelli diffusi da Telefono Rosa, solo nel 2012 il 72% di donne  ha subito violenza psicologica, il 44% fisica e dato ancora più sconcertante è quello a tripla cifra: 106 donne uccise e due terzi di queste sono state ammazzate da mariti o fidanzati. Ciascuno è libero di esprimere la propria opinione, ma, a tutto c’è un limite. Come la mettiamo, infatti, con alcuni dei casi più eclatanti e che da tempo occupano i media nazionali? Melania Rea e Beatrice Ballerini?

Gli articoli. Il tutto è iniziato così. Il sito in questione, con la firma di Bruno Volpe, ha pubblicato un articolo il cui titolo era : “Le donne e il femminicidio – facciano sana autocritica: quante volte provocano?” Ora, solo questo permetterebbe di aprire una lunga querelle con il blog cattolico non secolarizzato, un lungo scambio di idee ed opinioni, ma scusate una domanda, come fa un blog, che si definisce cattolico, a scrivere queste cose? Lasciando perdere il titolo all’interno dell’articolo c’è ben di peggio tanto che non viene nemmeno voglia di riportarne le parole. Perché dare visibilità a corbellerie del genere? Nonostante il pericolo di aumentarne la pubblicità sarebbe bene mettere in chiaro altri punti di vista perché non è possibile, a fine 2012, sentire determinate cose. Nel sito viene scritto: “ Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera…” per poi continuare con “Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise”. Ora se la colpa è condivisa e le donne hanno provocato perché il delitto dovrebbe essere da condannare e punire con fermezza? Non c’è una contraddizione? Come si fa ad affermare, anche se potrebbe essere tutto una gigantesca provocazione, che una vittima di violenza, un corpo senza vita, è colpevole di ciò che gli è accaduto perché non ha lavato bene la casa, non ha cucinato pranzetti succulenti e ha avuto grilli per la testa? Come si fa a far passare questo messaggio?  E come si fa a scrivere che i“mariti esauriti” che si trovano al fianco mogli che “cedono agli impulsi dei negozi di lingerie” diventano poi colpevoli di delitti? Poveri, eh sì, proprio poveri mariti.  Ancora più scandalosi sono i commenti che sono stati scritti sotto al pezzo e i post a seguire in cui il femminicidio diventa “una montatura di stampa e vecchie comari” e le statistiche relative alle violenza sono “alterate e false per attirare odio e ottenere finanziamenti”.

La violenza. Pur non riuscendo a credere ai propri occhi per aver letto quanto scritto bisognerebbe, mantenendo la calma, cercare di razionalizzare al meglio questi personalissimi pensieri dell’autore e dei suoi lettori che pur non istigando letteralmente alla violenza fisica nascondono comunque violenza psicologica. Con gente che ha di questi pensieri, quindi, diventa ancora più prezioso il lavoro delle associazioni femminili e maschili contro la violenza sulle donne. C’è, infatti, bisogno di sana informazione, sensibilizzazione e di tante altre giornate come il 25 novembre per entrare nell’età della ragione, o dei lumi, combattendo il Medioevo.