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300 morti in Siria per raid aereo, in arrivo inviato Onu

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Un raid aereo su una fila di persone che attendevano per prendere del pane, questo è quello che succede in Siria. Il bilancio dell’attacco è di 300 morti, che si trovavano in strada e non potevano immaginare un gesto tanto sconsiderato.

Senza via di fuga – È solo l’ennesimo massacro in Siria, ma bisogna andare avanti a documentare. Le prime notizie confuse del raid aereo sono giunte tramite la televisione Al Arabiya. L’emittente degli Emirati Arabi Uniti ha citato testimoni oculari, che avrebbero riferito di un bombardamento a tappeto su un panificio, proprio mentre centinaia di persone facevano la fila per procurarsi un po’ di cibo a Helfaya, nella zona settentrionale della Siria. Una situazione normale in un paese fuori dal normale, in cui l’emergenza umanitaria non viene rispettata dalle bombe e dai mitragliatori dei Mig, pronti a fare fuoco sulla popolazione inerme.

Colti di sorpresa – Subito dopo il lancio della notizia, c’è stata anche la conferma da parte dei comitati guidati dagli attivisti anti regime, che hanno da subito parlato di un numero nutrito di vittime. Poi alcuni video hanno mostrato al mondo la realtà orrenda degli eventi. Quanto accaduto oggi risulta particolarmente incomprensibile e non solo per la ferocia dell’attacco. Helfaya, infatti, non rappresenta un centro strategico per il regime, perciò: perché colpire in questo modo una comunità lontana dalla capitale, dove si sta combattendo la feroce battaglia per il controllo delle maggiori infrastrutture del paese? Probabilmente per la sua vicinanza con l’arteria stradale che porta dalle regioni del Sud al Nord del paese, anche perché nella zona si nasconderebbero gruppi di ribelli. Si tratta comunque di un gesto senza scusanti operative, come molti altri che abbiamo già avuto modo di seguire in questi tragici mesi di combattimenti in Siria.

Il ritorno dell’Onu – La notizia arriva accompagnata da altre due molto importanti. La prima è la dichiarazione di un alto ufficiale della Difesa israeliana, secondo il quale le armi chimiche siriane si troverebbero al sicuro, nonostante il presidente Bashar al-Assad non controlli più gran parte del suo paese. La seconda è l’arrivo improvviso dell’inviato dell’Onu e della Lega Araba, che ha attraversato il confine tra Siria e Libano, prima di dirigersi con una colonna di auto nella capitale Damasco. Una visita importante, nella speranza che questo possa ricordare al mondo, che mentre si mantiene lo stallo siriano, la gente continua ancora a morire.

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