Fine legislatura: partiti sparsi in attesa di Monti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:10

Le consultazioni-lampo avviate ieri dal capo dello Stato dopo lo scioglimento delle Camere hanno confermato la fotografia di un Paese sprofondato nel caos. Le dimissioni di Mario Monti – che a breve dovrebbe svelare il “mistero” sulla sue intenzioni – hanno terremotato la politica italiana, costringendo tutti i partiti ad assumere posizioni più o meno nette sull’immediato futuro.

Uscendo dall’ufficio di Giorgio Napolitano, il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, non ha usato giri di parole: “Abbiamo sottolineato al presidente della Repubblica come andando a elezioni con un governo non eletto ma tecnico – ha spiegato il pidiellino – Monti dovrà tenere la sua collocazione fuori dalle parti in questa campagna elettorale“. Un esplicito invito all’ex premier a rimanere neutrale e a non cedere alle “sirene” dei politici (e non solo) smaniosi di “imbarcarlo” nelle loro formazioni.

Quanto al Pd, il capogruppo Dario Franceschini ha consegnato dichiarazioni meno perentorie: Si è chiusa la fase del governo tecnico, si va alle elezioni e la sovranità torna al popolo”, ha certificato il democratico. Ringraziamo Monti per il lavoro svolto – ha aggiunto – ma ora l’Italia merita una seconda fase con politiche progressiste e riformiste basate su un semplice principio: chi ha di più – ha spiegato Franceschini – deve mettere di più a disposizione della comunità”.

Dal canto suo, il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha tradito meno sicurezza sulla possibilità che il Professore scenda in campo, tanto che in molti hanno ipotizzato che ai suoi più stretti collaboratori (e ai “centristi” che da sempre lo “corteggiano”), Mario Monti abbia già rivelato l’intenzione di rimanere fuori dall’agone politico. È chiaro che la candidatura di Monti darebbe una grande autorevolezza alla nostra proposta politica – ha dichiarato ieri Casini – ma noi rispetteremo le scelte del presidente del Consiglio qualunque esse siano”.