La Seconda Repubblica e il silenzio dei politici onesti

E’ tutto un magna magna, ripeteva il qualunquista al bar in un famoso film di Nanni Moretti, suscitando le ire di Michele, il personaggio  interpretato dal regista romano. Il quale, indignato, replicava: “Ma che stiamo in un film di Alberto Sordi?“. Eppure le vicende dell’Italia della Seconda Repubblica (ecco, anche della Prima) rendono davvero difficile non scadere in una facile generalizzazione. Gli ultimi anni, poi, sono stati davvero il fondo del barile: non c’è nessun partito (dal Pdl al Pd, dall’Idv alla Lega Nord) che non sia stato coinvolto in qualche scandalo più o meno grave: peculato, appropriazioni indebite, appalti illeciti, corruzione, tangenti, ecc. Si può allora smettere di credere a chiunque? Insomma, i politici “sono tutti uguali“? Sono tutti come Fiorito, Maruccio o come le altre decine (che dico, centinaia) di politici indagati che popolano Parlamento, Regioni e Province?

Secondo alcune recenti indagini, sono circa 100 i politici indagati, imputati, condannati o prescritti all’interno delle due Camere (Senato e Camera dei Deputati). Circa 100 su un totale di mille tra Deputati e Senatori; insomma, all’incirca uno su dieci. Certo, una media alta, vergognosa tutt’altro che invidiabile, e che è destinata a crescere se si prendono in considerazione le istituzioni locali. Ma – restando sulle Camere – proviamo a vedere la medaglia al rovescio: questo dato implica che 9 politici su 10 non sono indagati. E allora la domanda è inevitabile: perché sembra di non sentirli mai questi politici onesti? Perché sembra che siano entità evanescenti, fantasmatiche, completamente assenti dai media e dai “pastoni” dei telegiornali? Peggio: perché la maggior parte degli italiani pensa proprio che non esistano?

E’ a loro che la politica dovrebbe appigliarsi per un rilancio, e non alle campagne anti-Grillo o ai comportamenti arroganti da Casta privilegiata. Se restiamo su questa linea di pensiero, però, le domande si moltiplicano, così come le responsabilità che implicano: dov’erano i politici onesti quando la riforma delle Province – una delle più sacrosante e sudate manovre del Governo Tecnico – veniva affossata in pochi minuti? Dov’erano i politici onesti quando si tradiva il voto degli italiani, che hanno abolito con un referendum il finanziamento ai partiti e si sono ritrovati a pagare i rimborsi elettorali? Ancora: dov’erano quando il popolo – chiamato a stringere la cinghia in nome del sacro binomio “lacrime e sangue” – si aspettava dei tagli ai costi della politica, e si è invece ritrovato ad assistere al teatrino dei rinvii, dei palleggiamenti funambolici, dei falsi “poi lo faremo“? Di più: dov’erano quando la Camera ha fatto valere il suo potere di élite dominante e intoccabile, negando l’autorizzazione all’arresto di Cosentino e di altri politici imputati?

Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma preferiamo fermarci per non cadere nel baratro dello sconforto più irimediabile. Ad ogni modo, la domanda in definitiva è: come sono potute accadere queste cose, se ci sono 9 politici onesti su 10 in Parlamento? Semplice: perché gli onesti non parlano. E’ solo il silenzio degli innocenti che permette il trionfo dei disonesti: se l’Italia affonda è anche a causa della tiepida indignazione di chi può permettersi di essere indignato. E che invece di urlare, deprecare, fosse anche come “voce di uno che grida nel deserto“, preferisce limitarsi a sbuffare, tacere, distogliere lo sguardo un po’ avvilito e rinforchettare il suo meritato piatto di bucatini. Tutto in nome del quieto vivere. Sentendosi con la coscienza a posto, ovviamente. E ignorando, invece, di essere suo malgrado un giusto che fomenta gli ingiusti, un buono che giustifica i cattivi, un testimone neutrale che diventa complice silente del lento e agonizzante omicidio della Seconda Repubblica a cui stiamo assistendo.

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