Appuntamento al buio… il fascino dell’ignoto: l’uomo e la luna

Da quando l’uomo ha preso coscienza di se stesso, rivolge lo sguardo al cielo, rimanendo rapito dal galleggiare dalle nuvole, dall’elegante volo degli uccelli o dalla magia della volta stellare nelle notti serene e senza Luna. Per secoli ha sognato di volare, spiccare il volo come una maestosa aquila reale per volteggiare sopra le montagne o gli oceani.  Il sogno è stato realizzato, ma l’uomo non ha smesso di fantasticare, il cielo non gli bastava: voleva  conquistare lo spazio, passeggiare su altri corpi celesti. Il primo a riuscirci con l’ausilio del mezzo più potente del Mondo, la fantasia, è stato Jules Verne, nel 1865, con il suo romanzo: “Dalla Terra alla Luna”. Con questo racconto, l’autore ci  ha regalato una delle pagine più belle della letteratura fantastica, dove viene narrata la storia di tre astronauti diretti sul nostro satellite naturale, dove però non arrivarono mai.

Un secolo più tardi, nel 1969, la fantascienza lascia il posto alla realtà. Tre astronauti, questa volta reali: Neil Amstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, si imbarcano sulla navicella spaziale Apollo 11, che il 16 luglio di quell’anno, dalla base spaziale degli Stati Uniti d’America di Cape Canaveral, in quegli anni (dalla fine del 1963 al 1973) nominata Cape Kannedy, in onore del presidente assassinato, partì con destinazione Luna. In quei giorni l’intera umanità, seguì in televisione, qualcosa che fino a pochi istanti prima avrebbe potuto vedere solo in un film di fantascienza.  Io avevo 13 anni ed ero elettrizzato, come, penso, altri milioni di ragazzini che, come me, vedevano nell’America, una sorta di padreterno in Terra. Capace di qualsiasi miracolo.

Ma nella notte italiana del 21 Luglio 1969, guardando con il fiato sospeso le immagini sgranate e in bianco e nero di Neil Amstrong, che scendeva la scaletta del Lem per compiere quel piccolo passo per lui ma grande per l’umanità, mi venne spontanea una domanda: “se sulla Luna non c’è nessuno e quell’astronauta è il primo a metterci sopra il piede, chi è che lo sta filmando?” Solo molto tempo dopo ho scoperto che quella domanda se la pose il mondo intero. Questa che vedete sulla sinistra è data come la prima foto in assoluto di Neil Amstrong un attimo prima che appoggiasse il piede sul suolo lunare. Chi l’ha scattata?

Negli articoli precedenti, ho cercato di trovare qualche spunto di verità in fatti che tutti hanno sempre creduto essere solo leggende. Questa volta andremo alla ricerca degli indizi che potrebbero trasformare in leggenda un fatto che tutti crediamo reale. Da anni ormai, sono in molti ad avere dei seri dubbi sull’autenticità di quella che viene considerata l’impresa più importante mai realizzata dall’uomo fino a questo momento. Dubbi che sono sorti soprattutto dopo che esperti fotografi hanno analizzato con le moderne tecnologie, quelle celebri foto scattate a testimonianza della missione spaziale. Molte mostrano anomalie ed errori tali che, in effetti, possono far pensare che siano state scattate in uno studio cinematografico. Dal sito web http://www.satorws.com, sulla pagina dedicata proprio a questo argomento, ne ho estrapolate alcune molto interessanti e significative, con relativa analisi:

Una foto piena di errori: prima di tutto, sotto il Modulo Lunare dovrebbe esserci un cratere generato dal motore a razzo al momento dell’atterraggio e data la spinta di 8t non avrebbe dovuto esserci nemmeno un sassolino. Invece si vede come sotto al Lem ci siano pietruzze di ogni tipo, oltre alla polvere che non è stata spazzata via. Ancora, l’ombra del Lem è molto corta, eppure sembra che sfiori l’orizzonte, che appare troppo basso come fosse il fondale di uno studio di posa. E infatti non vi si vede nemmeno una stella, come anche nelle altre foto. Ma in mancanza di atmosfera e di umidità il cielo dovrebbe essere estremamente terso e si dovrebbe scorgere perfino la Via Lattea!

Il mistero delle ombre divergenti: il Sole che si vede nella foto dovrebbe essere distante 150 milioni di km e come sulla Terra le ombre che produce dovrebbero essere parallele: ma nella foto l’astronauta e la piccola sonda a destra sembrano illuminati da un riflettore posto a pochi metri, che fa divergere in maniera così netta le due ombre! Provate anche voi con una torcia elettrica e vedrete!

La foto più famosa di Aldrin è quella che vedete qui a fianco. Come abbiamo detto prima, la luce del Sole arriva diretta sui soggetti da destra, ma poiché non c’è atmosfera la parte in ombra dovrebbe essere totalmente nera, mentre come vedete la manica e la gamba dell’astronauta sono in una bella penombra con tanto di dettagli visibili, come se un’altra luce l’illuminasse da sinistra. Notare anche lo sfondo: se il Sole illumina tutto in maniera diretta, perché l’orizzonte appare in ombra? Nella zona dell’atterraggio dell’Apollo 11 non vi erano colline o alture! Ma non finisce qui. Se avrete la pazienza di aspettare fino a Lunedì prossimo… non ve ne pentirete.

photo credit: timkelley via photopin cc