Con un voto storico l’Onu mette al bando l’infibulazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:55

L’assemblea generale dell’Onu ha approvato una risoluzione in cui si chiede agli Stati che ancora non l’hanno fatto di imporre sanzioni adeguate contro  l’0diosa pratica delle mutilazioni genitali femminili. Sanzioni adeguate che implicano anche il carcere per chi si ostina a mantenere in vita questa pratica barbara che in molti paesi sopratutto africani, veniva spacciata per culturale. La risoluzione, che chiedeva all’assemblea generale delle nazioni unite di esaminare in maniera stringente e specifica la pratica delle mutilazioni genitali femminili, da noi nota come infibulazione, è stata presentata da alcuni paese africani con in testa il Burkina Faso e co patrocinata dall’Italia. Essa ha trovato un ampio consenso politico, e per una volta gli stati membri hanno scelto di non sacrificare il diritto in nome di un realismo politico che ha permesso a molti Stati di continuare con questa pratica obsoleta e umiliante per tutte le donne.

Importanti decisioni. In particolare le decisioni più importanti prese dall’assemblea sono state due. La prima invita il Segretario Generale dell’Onu a presentare all’Assemblea Generale dell’Onu, nella sua 69° sessione, un’approfondita relazione multidisciplinare su cause e fattori che contribuiscono alla diffusione delle MGF e al loro impatto su donne e bambine, e relative raccomandazioni per la loro eliminazione. La seconda indica il 6 Febbraio come la Giornata Internazionale della Tolleranza Zero contro le Mutilazioni Genitali Femminili. Un messaggio chiaro dunque che dà speranza alle milioni di bambine africane, per il 2013 ne sono stimate circa 3 milioni, che ogni anno rischiano di vedere il proprio corpo orrendamente mutilato. Ci sono voluti anni affinchè questo primo ma decisivo passo potesse essere compiuto. Anni di silenzi complici, di indifferenza in nome del rispetto delle diversità culturali, che hanno permesso che nel mondo continuasse a perpetrarsi questa violenza legalizzata sul corpo delle donne. Anni che invitano a riflettere l’intera comunità internazionale sul concetto stesso di guerra di civiltà, lasciando l’inquietante interrogativo del come mai, in assenza di un tornaconto immediato ed economico, ogni passo avanti dell’umanità verso il pieno riconoscimento dei diritti umani, debba essere sempre così maledettamente faticoso.