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Discorso Monti: le reazioni dei politici

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Più vicino al Pd, più lontano dal Pdl: il discorso pronunciato ieri dal premier dimissionario, Mario Monti, sembra abbia “aggiustato” le distanze con i soggetti politici che hanno fino a ieri sostenuto il suo governo. Da Alfano a Bersani, da Maroni a Di Pietro: tutti i leader hanno voluto dire la loro sull’intervento del Professore, con l’unica eccezione del centrista Pier Ferdinando Casini, che ha preferito rimanere in silenzio.

Il primo a farsi sentire è stato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: “Rispondo ai suoi ringraziamenti – ha esordito riferendosi all’ex presidente del Consiglio – con i miei ringraziamenti per il contributo che ha dato all’Italia guidandola fuori da un rischio di precipizio”. “Tuttavia – ha precisato il democratico – la crisi c’è ancora e anzi è davanti alla sua fase socialmente più acuta. Forse è questo quello che è mancato di più nelle parole, pur apprezzabili, del presidente del Consiglio. Adesso – ha osservato Bersani – bisogna preservare quel che si è fatto di buono e fare quello che non si è fatto fin qui. Ci vuole più cambiamento, più equità, più lavoro”.

E se il segretario del Pd ha confermato la disponibilità a “dialogare” col Professore, in attesa di conoscere i contenuti della sua agenda, a manifestare ben altra reazione è stato Angelino Alfano“L’atteggiamento di Monti – ha dichiarato ieri ai microfoni di Skytg24 – preclude ogni ipotesi di collaborazione con noi”. “L’agenda Monti – ha aggiunto il segretario del Pdl – è per ora puramente virtuale”. “Il nostro principale competitor è la sinistra della Fiom e di Bersani, poi ci sono coloro che aiutano questa sinistra – ha continuato Alfano – Se c’è qualcuno che la vuole aiutare ne sarà una stampella. Il ‘centrino’ nascente è un competitore di seconda battuta”.

Parole durissime sono giunte poi dal leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: “Il presidente del Consiglio dimissionario – ha scritto sul suo blog – deve smetterla con questo tira e molla sul suo impegno diretto, questo tenere sulla corda la politica denota la sua paura del voto dei cittadini”. “Scenda dal piedistallo, si metta in gioco, si sporchi le mani – ha incalzato l’ex togato – e non aspetti la solita investitura dall’alto. Sarebbe il primo candidato premier per acclamazione. Troppo comodo così. Si ricordi che siamo in democrazia e devono essere i cittadini a scegliere”.

Più asciutto, ma non per questo meno tranchant il commento di Roberto Maroni: “Monti: non mi candido, ma forse sì. Ha imparato da Casini e dai democristiani più falsoni della prima Repubblica”, ha “cinguettato” su twitter il segretario della Lega. Mentre il più convinto supporter politico del Professore, Pier Ferdinando Casini, ha preferito trincerarsi dietro un inespugnabile silenzio.