P53 per un unico farmaco contro tutti i tumori?

Con tutta la cautela che richiede una notizia di questa importanza è comunque bene annunciare che, come riporta il New York Times, stia progredendo nel migliore dei modi lo studio che potrebbe portare alla creazione di un unico farmaco per la cura di tumori diversi che, cioè colpiscono, solitamente, diversi organi del corpo umano come: fegato, polmone, mammella e prostata. Scienziati, medici e ricercatori proseguono nel loro lavoro e se, sfortunatamente, i test sull’uomo sono ancora lontani, si è comunque scoperto che la proteina P53 pare essere l’elemento più importante di tutti per la creazione del farmaco.

La proteina. Gli studiosi avrebbero osservato che la particolarissima proteina P53 è in grado di partecipare attivamente all’autodistruzione delle cellule difettose che caratterizzano diversi tipi di tumori riuscendo, in primis, a disattivarle, bloccando così l’espandersi del tumore, e poi a distruggerle senza differenze di organo colpito o di tumore. Unico problema? In realtà la questione pare essere più complessa. Gli scienziati fanno sapere che le cellule tumorali sono in grado di disabilitare la proteina P53 anche attraverso una mutazione ed il conseguente collegamento ad un’altra proteina in grado di bloccarne l’attività e consentire alle cellule ‘rotte’ di sopravvivere e moltiplicarsi. Qui si nasconde, quindi, il centro dello studio e l’obiettivo fondamentale di tutti i ricercatori impegnati. Bisognerà trovare, infatti, un farmaco in grado di ripristinare il funzionamento della suddetta proteina e farle compiere le azioni che le sono proprie e che aiuterebbero gli essere umani o meglio gli organismi a combattere le cellule malate, isolandole, bloccandone l’attività ed uccidendole. La proteina, quindi, che potrebbe diventare il nuovo farmaco anticancro del futuro, andrebbe a dare vita ad una rivoluzionaria terapia che in molti auspicano e che le stesse case farmaceutiche vorrebbero veder realizzata anche se, come in molti casi, servono sostanziosi fondi affinché la ricerca continui e la sperimentazione possa giungere a compiere i test sull’uomo test, cioè, che ne garantirebbero, se a risposta positiva, la possibilità di una creazione per la messa in commercio. Le neoplasie hanno le ore contate?

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