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Il debito pubblico italiano: un vecchio problema

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Il debito pubblico è uno dei maggiori problemi della nostra economia. Il suo rapporto con il Prodotto interno lordo (Pil), era in media del 30% tra il 1950 e il 1969, nel 1990 sfiorava il 94,7% e ha ormai sfondato la soglia dei 2 mila miliardi in negativo. Ma chi è il responsabile di questa montagna di debiti?

La spesa dello Stato – Come scrive Giorgio Arfaras, direttore della Lettera economica del Centro Einaudi, sul giornale online Linkiesta, si tratta di un fenomeno storico, piuttosto che alla cattiva o alla buona amministrazione dei governi degli ultimi decenni. Innanzitutto è da capire la dinamica che sta alla base dell’argomento di cui stiamo discutendo. Il debito pubblico si forma quando la spesa dello Stato eccede le entrate e viene emesso tramite obbligazioni. Quindi il termine forse più importante del ragionamento è la spesa pubblica, cioè tutto il gruppo di investimenti che lo Stato è tenuto ad effettuare e si divide in due categorie: la spesa per lo “stato minimo” e quella per lo “stato sociale”. La prima voce è destinata all’ordine, alla giustizia e alla difesa, la seconda a tutti i caratteri sociali della comunità, come la sanità e l’istruzione.

Quando tutto è incominciato – In un contesto di aumento globale del debito dei paesi più sviluppati, la vera fonte del nostro indebitamento, sarebbe da ricercare negli anni precedenti all’ultimo governo Andreotti (1992), un periodo in cui l’Italia ha speso più di quanto potesse permettersi, considerando le sue entrate. Il problema si è però manifestato solo più tardi, quando è venuto il momento del pagamento dei tassi di interesse, che ha creato il deficit attuale. Oggi il debito pubblico italiano ha raggiunto secondo Eurostat il 126,1% del Pil e nella cornice europea sarebbe secondo solo a quello della Grecia, in un contesto in cui, però, il debito cumulato dai paesi dell’Eurozona ha raggiunto il 90% del Pil. E l’ascesa sembra inarrestabile.

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