La fragile situazione nella Repubblica Centrafricana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:52

Peggiora nella Repubblica Centrafricana la rivolta che minaccia sempre più da vicino la presidenza di François Bozizé. Dopo i suoi appelli per un intervento armato da parte di Francia e Stati Uniti, caduti nel vuoto, presto gli scontri potrebbero estendersi in tutto il paese, fino al cuore della capitale Bangui.

La promessa – Dal 10 dicembre, un gruppo di ribelli chiamato Saleka ha preso il controllo di numerose città del nord del paese. La rivolta sarebbe nata da una promessa non rispettata, in quanto il presidente Bozizé non ha adempiuto agli accordi di pace stipulati nel 2007. Secondo i patti, a coloro che si fossero arresi avrebbe dovuto erogare una ricompensa, ma siccome ciò non è avvenuto, i ribelli hanno ripreso le ostilità e ora minacciano di occupare la capitale.

Futuro incerto – Il presidente ha perciò chiesto l’aiuto degli ex colonizzatori francesi e degli americani, ma dopo il rifiuto da parte degli occidentali di intervenire in un teatro di guerra così distante dai loro interessi, l’ambasciatore statunitense Lawrence Wohlers e il personale diplomatico della sede diplomatica hanno lasciato la Repubblica Centrafricana, segnale forte che potrebbe presagire ad un periodo di forte instabilità nel paese. Anche il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è intervenuto nella disputa, intimando ai ribelli di “cessare immediatamente le ostilità”, precisando però che “spetta al governo mantenere la legge e l’ordine e garantire la sicurezza della popolazione civile”, allontanando così definitivamente la possibilità di un intervento straniero. Adesso le uniche strade percorribili sono quelle della violenza, o di accordi di pace e in questo senso la Comunità economica degli stati dell’Africa centrale (Eccas) e l’Onu stanno cercando di portare avanti le iniziative di pace avviate a Libreville, in Gabon. Ma possibilmente, se le richieste dei ribelli non verranno presto accontentate, la situazione potrebbe scivolare rapidamente dal controllo del governo e avviare una nuova e lunga stagione di sangue nell’Africa Centrale.

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