L’ira di Spike Lee contro Tarantino: “Django Unchained è un film irrispettoso”

L’uscita di “Django Unchained” in Italia è ormai prossima: il 17 gennaio i fan di Quentin Tarantino potranno saziare la loro fame di cinema con l’ultimo lavoro del maestro del Pulp. Ma intanto il film è al centro della bufera, a causa di alcune polemiche sollevate da un altro cineasta di fama: Spike Lee. Il quale, da strenuo difensore e sostenitore della comunità afro-americana (tema che gli è particolarmente caro sin dal suo primo film, “Fa’ la cosa giusta”) ha trovato irrispettoso il nuovo lavoro di Tarantino. “Non posso parlare dello specifico del film, perché non l’ho visto e non andrò a vederlo – ha dichiarato Lee a VibeTv -. Tutto ciò che posso dire è che il film manca di rispetto ai miei antenati. Ovviamente parlo per me. Non sto rappresentando nessun altro“. Ma perché tanto astio?

Le ragioni di Spike Lee – “Django Unchained”, com’è noto, è un film dal taglio spaghetti western che ha come protagonista uno schiavo di colore, interpretato da Jamie Foxx. A Spike Lee, però, la cosa non è andata già; su Twitter il regista ha aggiunto ulteriori precisazioni rispetto alla dichiarazione riportata sopra. “La schiavitù americana non è uno spaghetti western di Sergio Leone. E’ stato un olocausto. I miei antenati erano schiavi portati via dall’Africa. Io li onorerò“. Già in passato Lee aveva criticato Tarantino per la costante ripetizione della parola nigger (“negro”) all’interno dei suoi film, considerandola come una forma denigratoria. Alcuni critici (come Vito Zagarrio), al contrario, credono che per Tarantino black is cool; insomma, la sua in realtà sarebbe una sorta di forma di invidia e ammirazione di Tarantino nei confronti della gente di colore, non a caso spesso protagonista dei suoi film.