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Se Monti riavvicina Bersani e Di Pietro

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Da una parte il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che al premier dimissionario chiede insistentemente di fare chiarezza; dall’altra il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, fermo nel condannare la “salita” in politica del Professore. I due ex alleati – protagonisti, insieme a Nichi Vendola, dell’ingiallita foto di Vasto – tradiscono insofferenza per le ultime mosse di Mario Monti, al quale indirizzano quotidianamente messaggi incalzanti.

Tra Antonio Di Pietro e Pier Luigi Bersani l’idillio è finito da tempo, ma a riabilitarlo potrebbe essere il sostanziale “fastidio” che i due leader politici hanno manifestato (in modo più o meno velato) nei confronti di Mario Monti. A impensierire il segretario del Pd è soprattutto la mancanza di chiarezza del bocconiano: “Bisogna vedere come Monti e queste formazioni centrali si riterranno rispetto al Pd che è il primo e più grande partito del Paese – ha dichiarato ieri ai microfoni del Tg5 – Si riterranno alternativi, competitivi, disponibili a un’alleanza?”.  “Ho sempre detto che i progressisti sono aperti a discutere una convergenza con una forza europeista, moderata, centrale che si ritenga alternativa alla destra – ha precisato Bersani – ma non tocca a noi chiarire. Questo si chiarirà conoscendo le intenzioni degli altri”.

Più tranchant il giudizio del numero uno dell’Idv, Antonio Di Pietro: “Monti finalmente si è tolto la maschera e si è mostrato per quel che è veramente – ha detto l’ex togato – un vetero-democristiano della Prima Repubblica che, pur di sopravvivere politicamente, vuole stare con la sinistra ma anche con la destra”. “La carica di senatore a vita per Monti è solo un alibi per non verificare di persona quanto egli sia impopolare nel Paese – ha rincarato Di Pietro – Monti non si candida alle elezioni solo perché probabilmente non verrebbe eletto e perché teme il giudizio del popolo sovrano: non ci sono altre ragioni plausibili”. 

Due “punture” al premier dimissionario che, seppur lontane per toni e contenuti, potrebbero segnare il punto di partenza per un nuovo riavvicinamento. O, al contrario, confermare le posizioni assunte negli ultimi mesi, confinando il partito di Di Pietro in un “isolamento” che minaccia di lasciarlo fuori dal Parlamento.

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