Ingroia si candida a premier: Siamo in emergenza democratica

A vivacizzare ulteriormente il caotico quadro politico pre-elettorale è stato Antonio Ingroia che, nel corso di una conferenza stampa convocata ieri, ha ufficializzato la notizia della sua candidatura a premier. Nel corso del suo intervento, l’ex togato ha riservato “stoccate” al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, al quale ha “rimproverato” anche la scelta di “ingaggiare” Pietro Grasso.

Appesa la toga al chiodo, Antonio Ingroia cercherà di varcare l’ingresso di Palazzo Chigi. Un’impresa considerata irrealizzabile per i più, ma non per i partiti che hanno scelto di supportarlo nella sua corsa: Idv, Rifondazione comunista e Verdi. Saranno loro a sostenere l’ex magistrato durante la campagna elettorale, tentando di attrarre i voti dei tanti italiani smaniosi di condannare la malapolitica. “Da magistrato – ha spiegato ieri l’ex procuratore aggiunto di Palermo – non avrei mai creduto di dovermi ritrovare qui per continuare la mia battaglia per la giustizia e la legalità in un ruolo diverso”.

“Quando giurai la mia fedeltà alla Costituzione – ha continuato Ingroia – pensavo di doverla servire solo nelle aule di giustizia. Ma non siamo in un Paese normale e in una situazione normale, siamo in un’emergenza democraticaE allora, come ho detto, io ci sto – ha scandito l’ex togato – E arrivato il momento della responsabilità politica”. “Questa è la nostra rivoluzione ha dichiarato Ingroia – noi vogliamo la partecipazione dei cittadini”. Il suo nome troneggerà sul simbolo della lista elettorale coniata in prospettiva delle elezioni di febbraio con il nome di “Rivoluzione civile”. Una dicitura impegnativa, che gli ha già procurato una denuncia per plagio da parte di Vittorio Sgarbi: “Il nome della lista che sosterrà la candidatura a premier di Ingroia alle prossime politiche – ha notato il critico d’arte – ricalca spudoratamente il Partito della Rivoluzione, da me presentato lo scorso 14 luglio”. “Forse Ingroia pensa a una rivoluzione diversa – ha riconosciuto Sgarbi – ma è evidente che determina confusione nell’elettore”.

Nel corso della conferenza stampa allestita ieri, Ingroia ha poi rivolto qualche stoccata a Pier Luigi Bersani, al quale aveva pubblicamente chiesto di pianificare un incontro per verificare eventuali punti di convergenza politica. “Al segretario del Pd ho fatto un appello – ha ricordato l’ex pm di Palermo – e lui ha risposto in modo un po’ stravagante, dicendo che non risponde ad appelli pubblici. Ma mi auguro che Bersani sappia che l’avevo cercato personalmente, ma non ho ricevuto risposta. Me ne farò una ragione. Evidentemente si sente un po’ il padreterno – ha affondato l’ex magistrato – Falcone e Borsellino, quando li cercavo, rispondevano subito”.

Non solo: a convincere poco il candidato premier di “Rivoluzione civile” è stata anche la scelta di Bersani di “imbarcare” nel suo partito il presidente della Dna, Pietro Grasso, sul cui incarico ha allungato qualche ombra. “Divenne Procuratore nazionale antimafia scelto da Berlusconi – ha sparato Ingroia riferendosi all’ex collega – in virtù di una legge con cui venne escluso Giancarlo Caselli, ‘colpevole’ di aver fatto processi sui rapporti tra mafia e politica”. Una “bordata” che contribuirà a surriscaldare ulteriormente i toni della polemica elettorale.