Pdl-Lega: alleanza ancora in bilico

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:20

Il vertice convocato due giorni fa nella residenza milanese del Cavaliere si è risolto con un sostanziale nulla di fatto. Tra il Pdl e la Lega le nebbie rimangono fitte e prefigurano “sfaceli” elettorali. Sul tavolo delle trattative, il Carroccio avrebbe posto la non candidatura di Berlusconi a premier: una richiesta (considerata irricevibile dai dirigenti del Pdl) che minaccia di separare per sempre i destini dei due partiti.

“Spero che l’alleanza con la Lega si possa fare, ma non è obbligatoria perché pensiamo di avere la possibilità lo stesso di vincere, anche se andassimo separati”. Così l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, interpellato due giorni fa dai cronisti a conclusione della riunione organizzata nella sua abitazione di Milano con i dirigenti della Lega. Il Cavaliere, che aveva tradito grande sicumera, sembra essere tornato sui suoi passi quando ieri – ospite di alcune trasmissioni radiofoniche – ha rinnovato l’invito agli ex alleati a ricucire. “Se andassimo separati – ha spiegato l’ex premier – saremmo dentro una competizione che ci obbligherebbe al contrasto. E questo non solo farebbe vincere la sinistra in Lombardia – ha avvertito Berlusconi – ma farebbe cadere in tempi non lunghi anche il Piemonte e il Veneto, più centinaia di giunte locali dove governiamo insieme da tempo con risultati eccellenti”.

“Un accordo con la Lega non può che essere globale, locale e nazionale – ha aggiunto ieri sera ai microfoni del Tg5 – altrimenti non c’è nessuna ragione di sostenere un candidato leghista in LombardiaNon è una ritorsione, ma una conseguenza politica”. “La ragione prevarrà – ha profetizzato il Cavaliere – Sono molto ottimista, l’accordo con la Lega è nei fatti: è un vantaggio per entrambi e la Lega lo sa”. Ma nella mattinata di ieri, il segretario del Carroccio, Roberto Maroni, ha affidato a twitter un messaggio tutt’altro che “dialogante”: “Mi sono candidato a governatore della Lombardia – ha scritto – perché ci credo davvero, a Lombardia in testa e a Prima il nord. Roma viene dopo”. 

Una “rivendicazione” territoriale in palese conflitto con le ambizioni nazionali manifestate dal Pdl. Senza considerare il nodo che riguarda la candidatura a premier di Silvio Berlusconi, su cui i padani hanno posto un categorico veto: “Abbiamo detto che siamo disponibili ad accettare Berlusconi come capo di coalizione – ha puntualizzato ieri Roberto Calderoli – ma chiediamo novità come candidato premier”. 

 

 

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