Il Giappone alla ricerca dell’acqua nello spazio

Il prossimo anno il decollo della missione Hayabusa 2. Il secondo progetto giapponese che mira ad un asteroide potrebbe portare al ritrovamento per la prima volta di materiale organico nello spazio.

In cerca di vita – Nel 2003 era partito Hayabusa, “falco” in giapponese. Si trattava di un vettore spaziale che aveva raggiunto la superficie dell’asteroide Itokawa. Dopo 7 anni, nel 2010 la navicella era tornata sulla Terra, riportando campioni molto importanti per la ricerca e lo studio dello spazio, insomma si era trattato di un vero successo. Ma il Giappone cerca l’acqua. Sì, perché è in programma il seguito della storia a lieto fine di Hayabusa. Questa volta gli apparecchi giapponesi viaggeranno fino all’asteroide 1999 JU3, un corpo piuttosto interessante agli occhi degli scienziati, che credono sia entrato a contatto con l’acqua. Questo significherebbe che sopra o sotto la sua superficie potrebbero trovarsi microrganismi, nonostante i suoi 4,5 miliardi di anni di vita.

All’avanguardia – La missione, che partirà nel 2014 e terminerà con il rientro del vettore nel 2018, prevede l’imbarco di una strumentazione molto migliorata, rispetto al primo piano di tre anni fa. Tra i dispositivi più interessanti, che atterreranno su 1999 JU3 c’è MASCOT, un robot tedesco in grado di muoversi autonomamente e raccogliere campioni, accompagnato da MINERVA2, un dispositivo simile studiato per l’esplorazione ambientale. La permanenza degli “inviati” giapponesi sarà di circa 18 mesi, per permettere la selezione dei campioni migliori da riportare sulla Terra. Per aumentare la possibilità di trovare del materiale interessante sarà scavato un cratere, perché è sotto la superficie che si potrebbero nascondere i resti organici che tutti sperano un giorno di intercettare.