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Pd: che fine ha fatto Matteo Renzi?

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Scomparso: è questa la dicitura che sempre più spesso viene associata al nome e al cognome del sindaco di Firenze. Da quando Matteo Renzi ha messo il camper in garage e riconosciuto la vittoria del segretario, Pier Luigi Bersani, alle battagliatissime primarie, di lui si sono perse le tracce. O quasi.

Che fine ha fatto il “rottamatore” del Pd? Che ne è stato del telegenico aspirante leader che voleva detronizzare Pier Luigi Bersani? L’uscita di scena di Renzi ha suscitato grande clamore e incoraggiato analisti e “liberi pensatori” a formulare le più fantasiose ipotesi. Tra chi sostiene che il sindaco di Firenze stia ancora smaltendo la delusione per la sconfitta subita, e chi assicura, invece, che in serbo per lui ci sia una lauta “ricompensa” politica, la confusione rimane grande.

Interpellato di recente, il diretto interessato ha fornito la sua versione dei fatti: Non scappo affatto – ha replicato a chi gli ha chiesto conto della sua momentanea “astensione” mediatica – Sono leale a Bersani, per questo sono rimasto distante dalla scena pubblica dopo le primarie. Questo non significa che non abbia osservazioni da fare o che la mia battaglia per il rinnovamento sia finita – ha precisato il “rottamatore” – Sto rispettando quello che avevo assicurato ai miei elettori, che sarei rimasto un passo indietro, ma non mi ritraggo affatto”.

Ma c’è anche chi pensa che il silenzio in cui Renzi ha momentaneamente scelto di rifugiarsi celi in realtà una ben architettata strategia. Sbollentata la rabbia per la mancata vittoria alle primarie e messo a decantare l’orgoglio personale ferito, il sindaco di Firenze starebbe, infatti, dedicandosi a un nuovo progetto. A lungo termine. Renzi crede che il prossimo governo di compromesso storico, composto da Monti e Bersani e Vendola – ha scritto su La Stampa Luca Ricolfi – non reggerà più di due anni. Ed è pure convinto che, a quel punto, caduto quel governo, toccherà a lui rilanciare il Pd. Dunque adesso aspetta – ha spiegato Ricolfi – sta sull’argine del fiume in attesa che passi il cadavere del nemico”.

Più o meno quanto confermato dai suoi più stretti collaboratori: “Non vogliamo certo mettere a repentaglio un patrimonio come i comitati – hanno spiegato i “renziani” – Quello di Matteo non è un silenzio di resa. Lo scenario è complesso e, al momento opportuno, tornerà a battersi”.

 

 

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