Giornalismo: la sconfitta di Pubblico

A soli tre mesi dalla prima pubblicazione, il quotidiano diretto da Luca Telese chiude i battenti. “Pubblico” scompare, dunque, prematuramente dalle edicole italiane, vinto dal rosso in bilancio che non concede scampo. Troppo poche le copie vendute, ha ammesso candidamente Telese, che in un lungo editoriale di fine anno (pubblicato il 31 gennaio) si è congedato dai lettori tra ricordi e ammissioni di colpa.

“Non ce l’abbiamo fatta, abbiamo perso. E di più: io, in prima persona, come direttore, ho perso la sfida che avevamo insieme tentato promuovendo e lanciando questo quotidiano. Invocare attenuanti qui non ha senso”. E’ quanto ha ammesso amaramente l’ormai ex direttore di Pubblico, Luca Telese, nel suo ultimo editoriale vergato il 31 dicembre scorso. “Volevamo fare un nuovo giornale libero, pluralista, che potesse essere finanziato con le sue sole vendite – ha continuato il giornalista – ma non ci siamo riusciti”. 

“L’ultimo aggiornamento – ha spiegato Telese – ci dice che avevamo bisogno di 8.200 lettori. In questi giorni ne contiamo in media 4.200, di fatto la metà del necessario a sopravvivere”. Tanto quanto basta a far comprendere a tutti i redattori che il viaggio intrapreso è già arrivato al capolinea. Con grande sofferenza generale e del direttore in particolare, che a ciascuno dei suoi ex “dipendenti” ha voluto tributare righe cariche di gratitudine e di stima (che a coloro che apprezzano poco Telese appariranno irrimediabilmente patetiche).

“In qualunque modo si giudichi – ha scritto il direttore nel suo pezzo d’addio – Pubblico è stato un quotidiano diverso. Le sconfitte non passano indifferenti, le sconfitte ti illuminano di una luce fredda che mette i brividi. Mi resta in testa un verso di Pietro Ingrao su cui da vent’anni mi lambicco: ‘L’indicibile dei vinti /il dubbio dei vincitori’. Oggi –  ha concluso il giornalista – parla anche di me”.