Gli argentini rivogliono le isole Malvine, ma Londra non ci sta

Occupate da 180 anni e contese da due governi, le isole Malvine, a largo dell’Argentina, rappresentano uno dei motivi di maggiore attrito tra i governi di Londra e Buenos Aires. Ora, con il ricorrere dell’anniversario dell’occupazione, le proteste sono riprese ancora più vigorose. E forse, dietro i malumori, ci sono anche ragioni di ordine sociale ed economico.

Storia del conflitto – Il 3 gennaio 1833 l’occupazione degli inglesi, che sbarcarono sulle isole Malvine. Da allora i tempi sono cambiati e l’Impero Britannico non esiste più. Nel 1960 una risoluzione dell’Onu aveva ordinato ai suoi membri di rinunciare al colonialismo in ogni sua espressione, nel 1965 una nuova decisione aveva precisato la posizione delle isole, il cui controllo rappresentava secondo l’assemblea un caso coloniale. Da allora l’Argentina ha sempre cercato di recuperare i suoi vecchi possedimenti, che si trovano a più di 14 mila chilometri da Londra, ma è riuscita solo a peggiorare la situazione. Le due risoluzioni dell’Onu sono infatti rimaste inascoltate e un intervento militare nel 1982, diventato un totale fallimento, aveva fatto sì che l’arcipelago venisse occupato dagli inglesi.

Colonialismo senza fine – Da allora i governi argentini hanno denunciato i loro vicini di aver espulso tutti i connazionali dalle isole, per far sì che in un referendum vincesse la proposta per rimanere sotto il controllo di Londra. Che siano fondate o meno, queste accuse sono solo il contorno di una vicenda senza fine. Ieri la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha chiesto ancora al premier inglese David Camerun una negoziazione per risolvere la questione. La lettera spedita oltreoceano è stata inviata anche al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e pubblicata sul giornale britannico The Guardian. L’unica concessione sembra essere il referendum che si terrà nell’arcipelago a marzo, con il quale si deciderà se la zona rimarrà un dominio inglese, o tornerà entro confini latini.

Una lettera alla crisi – Intanto anche ragioni economiche potrebbero nascondersi dietro le richieste pressanti di Buenos Aires, perché l’Argentina è schiacciata da una pesante crisi che ha portato l’inflazione al 25%. Nei giorni prima di Natale l’assalto ai supermercati ha fatto scivolare il paese nel vortice della violenza, mentre le alte temperature hanno provocato decine di blackout in diverse zone. La necessità di mostrare il lato vincente dell’amministrazione potrebbe essere quindi il motivo della posizione intrapresa pubblicamente da Kirchner, sarà da vedere come reagiranno al numero 10 di Downing Street.