Mumford and Sons: “Bob Dylan se ne fregava dell’autenticità, e anche noi”

I Mumford and Sons non ci stanno: a chi li critica, supponendo una loro certa mancanza di autenticità, loro replicano senza remore. E replicano anche piuttosto incazzati – scrollandosi di dosso quell’aura da band di “bravi ragazzi” che li ha accompagnati sin dagli esordi – chiamando in causa persino uno dei loro idoli: Bob Dylan. “La questione dell’inautenticità non è mai stata un problema per me – ha dichiarato il frontman Marcus Mumford al Guardian -. Non più da quando ho realizzato che Dylan, che è probabilmente il mio artista preferito in assoluto, l’artista più intenso per me – non se ne fregava un cazzo dell’autenticità. Ha cambiato il suo nome. E modellato se stesso sulla figura di Woody Guthrie. E ha mentito a tutti sulla sua identità“.

Una “Christian band”? – Nel corso della stessa intervista, i Mumford and Sons hanno reso chiaro di non accettare l’etichetta di “Christian Band”, che molti giornalisti li hanno appiccicato addosso. “Abbiamo detto che non siamo tutti cristiani, quindi non possiamo essere una ‘Christian Band’ – ha dichiarato Marshall -. Non siamo tutti religiosi. In effetti, nessuno di noi lo è, veramente. […] Dire le parole ‘God’ e ‘Jesus’ – succede in milioni di canzoni rock”. Polemiche a parte, comunque, i Mumford possono consolarsi con gli ottimi risultati di “Babel”, il loro ultimo, apprezzatissimo album: ben 600mila copie vendute negli Stati Uniti solo nella prima settimana dopo l’uscita, il miglior esordio sugli scaffali dal 2008, che nel 2012 ha battuto l’intera concorrenza, inclusi colossi del calibro di Madonna e Justin Bieber.

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