Assad rimane e scaccia “i fantocci degli stranieri”

Il presidente siriano Bashar al-Assad è riapparso oggi nei televisori dei siriani dopo due mesi dalla sua ultima apparizione. Il capo del regime non si vuole arrendere e urla ancora contro gli stati occidentali, che starebbero fomentando una rivolta comandata da terroristi di al Quaeda.

“Nessun dialogo con i fantocci degli stranieri” – Questa è la frase che sintetizza la posizione del governo siriano, circa una possibile cessazione delle ostilità, che proseguono in tutto il paese. Dopo due mesi dall’intervista rilasciata a Russia Today, Assad non ha infatti ripensato la sua strategia. Si è presentato come sempre da benefattore del popolo, con una bandiera della Siria alle spalle, formata da centinaia di foto raffiguranti volti di persone. “Questa è una guerra per difendere la Nazione, che è di tutti” così si è espresso Assad durante la sua orazione, spiegando che “la Siria vincerà”. “Non possiamo aspettare che altri trovino una soluzione per la Siria”. “La sicurezza è scomparsa dalle strade e ovunque si respira tristezza”, ma questo non fermerà gli aerei e i carri armati dell’esercito, all’opera anche nei sobborghi della capitale Damasco. Nella sola giornata di oggi, i comitati locali di coordinamento dell’opposizione hanno stimato la morte di altre 24 persone, soprattutto nell’area di Aleppo.

Pugni di ferro – Dopo aver ribadito la sua fermezza a far continuare la guerra civile e aver attaccato l’Occidente, accusato di foraggiare i “terroristi” che gli si oppongono, il presidente siriano ha voluto ringraziare chi lo ha invece sempre supportato: Russia, Cina e Iran. Pronta la risposta dall’Unione Europea, dove il responsabile della politica estera Catherine Ashton abbandona la diplomazia per un approccio più diretto. “Abbiamo seguito attentamente il discorso del presidente” ha detto Ashton “per capire se vi fosse qualcosa di nuovo. Ma manteniamo la posizione: Assad si faccia da parte e permetta una transizione politica”. Ma Assad non si farà da parte e nega addirittura che nel suo paese sia in atto una rivolta contro di lui. Il presidente parla di “un conflitto tra la Patria e i suoi nemici, tra il popolo e i suoi assassini”.

L’idea per calmare le acque – Unico spiraglio di luce la proposta di redigere una nuova Costituzione, che verrebbe approvata con un referendum popolare. Poi ci potrebbero essere delle elezioni, ma sembra difficile che in un paese dove viene negata l’evidenza dei massacri perpetrati da un anno a questa parte, sia ancor possibile la democrazia. Soprattutto perché sarà molto difficile dimenticarsi di oltre 60 mila morti, che ricordiamo, continuano ad aumentare.