Kuwait: due anni di carcere per aver criticato l’emiro su Twitter

Un uomo è stato condannato in Kuwait a due anni di reclusione per aver criticato l’emiro su Twitter, fa sapere al-Jazeera sulla sua pagina web. Un caso che suscita clamore, soprattutto perché il piccolo stato è da sempre considerato vicino all’Occidente e amante della democrazia. Anche se la sentenza non rappresenta il primo caso del genere.

Censura giudiziaria – Si chiama Ayyad al-Harbi, l’uomo che ieri si è sentito pronunciare una condanna a due anni di carcere. Il tutto per aver scritto dei post su Twitter contro l’emiro del Kuwait. La protesta di Harbi, che vanta 13 mila follower sul social network, nasce dopo che lo sceicco Sabah al-Ahmad Al Sabah, aveva preso il potere con leggi d’emergenza e deciso di cambiare in ottobre la modalità di voto nel paese, causando feroci proteste, che sono continuate anche domenica, prima della sentenza. “Siamo stati colti di sorpresa” ha riferito l’avvocato di Harbi all’agenzia di stampa Reuters “perché il Kuwait è sempre stato conosciuto a livello internazionale e nel mondo arabo, come un paese amante della democrazia. La gente è abituata alla democrazia, ma improvvisamente vede messa a repentaglio la Costituzione.”

Le carceri dei dissidenti – L’avvocato ha fatto sapere che ricorreranno in appello, ma non si tratta del primo episodio del genere. Anche un altro utente che scriveva su Twitter, Rashid Saleh al-Anzi, è stato condannato domenica a due anni di reclusione “per aver pugnalato i diritti e i doveri dell’emiro”, come ha commentato il giornale online Alaan. Lo scorso giugno, era invece stata pronunciata una pena di 10 anni, per un altro “dissidente” di Internet, che aveva insultato il profeta Maometto e i governanti sunniti di Bahrain e Arabia Saudita sui social network. Pronta la risposta degli Stati Uniti, da sempre amici del Kuwait. “Chiediamo al governo del Kuwait di aderire alla sua tradizione di rispetto per la libertà di riunione, di associazione e di espressione.” ha detto Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato. Libertà che spesso non vengono rispettate, o sono viste attraverso la lente della religione. In Bahrain, per esempio, durante le manifestazioni uomini e donne devono sfilare divisi.