Livelli occupazionali e professioni sanitarie nelle Regioni italiane

Da un’indagine condotta su quaranta Universita? italiane sedi dei corsi di laurea delle professioni sanitarie delle Facolta? di Medicina e Chirurgia, riferendosi al 90% dei laureati evidenzia la nota differenza Nord-Sud. Infatti sul tasso nazionale di occupazione relativo al lavoro nella sanità, vede il Nord con 91%, il Centro con l’ 81% e il Sud con il 75%. Per quanto riguarda i dati relativi alle Regioni prese in esame, troviamo al 93% Piemonte, 92% Liguria, Veneto e Lombardia; al 91% Friuli e Sardegna; all’ 89% Emilia Romagna e 84% la Toscana. Seguono con l’ 82% Abruzzo; 80% Umbria; 77% Lazio e Sicilia; 75% Puglia; 74% Campania e 63% Calabria.

Ai primi posti troviamo le professioni di Fisioterapista , Logopedista, Tecnico di Radiologia e Igienista Dentale, Infermiere, Ortottista, Podologo e Tecnico della Prevenzione. In alcuni casi si rilevano differenze sostanziali, come ad esempio per la professione infermieristica che a fronte di un tasso occupazionale del 93% vede un rapporto domande/posto di 2,2 che e? dovuto al grande numero di posti, 16.000 circa sul totale di 28.000 per tutte le professioni sanitarie. Per quanto riguarda la professione di Ostetrica il tasso occupazionale del 57% evidenziando un penultimo posto, con il 71% al Nord, il 50% al Centro e il 37% al Sud.

La professione di Dietista invece si colloca al quintultimo posto per tasso occupazionale che si attesta intorno al 63%. Delle restanti professioni come Tecnico di Neurofisiopatologia abbiamo livelli occupazionali del 62%, Tecnico di Laboratorio il 60%, Tecnico di Fisiopatologia Cardiocircolatoria circa il 56%. In conclusione, in generale, pur in presenza di alcuni tassi occupazionali bassi fra le 22 professioni sanitarie, gli stessi tassi restano comunque superiori a tutti gli altri gruppi disciplinari. Segno inequivocabile del maggior numero di offerte di lavoro nella sanità e perciò maggior successo delle lauree relative a queste professioni, sia per quanto riguarda al nord e sia al sud anche se con alcune differenze.

Il Rapporto Censis ricorda che la sanità italiana è formata da oltre 724mila occupati in questo settore: 334 mila infermieri, 237 mila medici,49 mila unità di personale con funzioni riabilitative, 45 mila con funzioni tecnico-sanitarie, 11mila di vigilanza e ispezione. Il giudizio complessivo, come già detto,può definirsi positivo.

Il Censis sottolinea che per quanto riguarda la spesa sanitaria cioè quella che deriva dai pagamenti per acquistare beni e servizi sanitari sostenuti direttamente dalle famiglie arrivi a circa 28 miliardi di euro, pari all’1,76% del Prodotto interno lordo. Il modello assistenziale socio-sanitario continua a coprire solo una parte dei bisogni, sottolinea però il Censis, lasciando scoperti i soggetti che esprimono le necessità più complesse a lungo termine. L’Istituto ha stimato i costi sociali diretti a carico delle famiglie per alcune patologie croniche e a forte impatto sulla qualità della vita: 6.403 euro all’anno per l’ictus, 6.884 per il tumore, 10.547 per l’Alzheimer.

Particolarmente rilevante è la figura dell’infermiere in questo periodo di grave crisi economica, proprio per ciò che riguarda il sostegno offerto alla famiglia. Tre italiani su quattro che hanno avuto necessità di ricorrere al Servizio sanitario valutano positivamente il rapporto avuto con gli infermieri . Basti pensare che il 59,4% delle famiglie ha dato o ricevuto nell’ultimo anno almeno una forma di aiuto, per i bambini (17,3%) o per prestazioni varie a persone malate (15,9%), partecipando alla rete informale di supporto. Il Rapporto, mette in rilievo come la professione infermieristica sia considerata una professione attraente: per il 76,6% perché è una professione con un alto valore sociale e di aiuto verso gli altri, per il 47% circa perché consente di trovare facilmente un’occupazione. Una larga maggioranza di italiani (61,3%) ritiene, proprio per queste ragioni, che sia un errore bloccare, con il numero chiuso, gli accessi ai corsi di laurea in Scienze infermieristiche. I dati forniti dal Miur e dell’Istat, inoltre, indicano che gli occupati nel settore pubblico della Sanità sono il 47%, quelli degli occupati nella Sanità privata sono il 34 %, infine il numero de gli occupati che svolgono la professione nel campo della Sanità autonomamente sono circa il 19%.

Daniela Casciaro