Carcere Italia:Il sadismo della giustizia italiana

Si fa un gran parlare sulle situazioni da terzo mondo in cui versano le carceri nel nostro paese. Ma all’interno della Giustizia italiana si annida un mostro altrettanto sadico e incivile di cui ben poco si parla: la burocrazia. Un mostro anonimo e generico a cui è difficile dare un volto e per questo motivo anche attribuire delle precise responsabilità. Un fantasma collettivo che a causa della sua negligenza gioca sulla pelle di persone, solitamente poveri cristi, che rischiano di pagare un conto ancora più salato di quello combinato loro dai tribunali. Infatti a causa delle lungaggini per lo smaltimento delle pratiche di scarcerazione spesso capita di trovarsi davanti a casi di detenuti che si vedono aumentare il loro fine pena senza avere alcuno strumento per potersi difendere.

Testimonianza. Riportiamo qui la testimonianza di una detenuta agli arresti domiciliari che ci ha raccontato la sua esperienza diretta, e cioè di come  non sia ancora riuscita ad ottenere la libertà nonostante il suo fine pena avrebbe dovuto esserle notificato più di dieci giorni fa. “In data 28 Settembre ho maturato l’ultimo semestre di buona condotta e pertanto il mio fine pena doveva avvenire lo scorso 27 Dicembre. Non ricevendo notizie dalla cancelleria in data ventidue Dicembre ho telefonato io stessa per parlare con l’ufficio competente. Mi è stato risposto che era ancora troppo presto e che avrei dovuto richiamare in seguito, quando cioè fossimo stati a ridosso della data della mia scarcerazione. Data che, faccio notare, sarebbe caduta  solo due giorni lavorativi dopo la telefonata in questione. Come volevasi dimostrare il 27 Dicembre non ho ricevuto alcuna comunicazione, e pertanto ho dovuto continuare la mia carcerazione. Ho quindi contattato l’assistente sociale che mi segue, la quale mi ha riferito che il magistrato di sorveglianza era in ferie e che avrei dovuto aspettare fino al suo ritorno fissato per il 6 Gennaio. Ho pazientemente atteso tale data, nonostante l’evidente trauma psicologico causatomi. Ma purtroppo neanche il 6 Gennaio ho ricevuto risposte positive circa il mio caso. Ho perciò nuovamente contattato la cancelleria del tribunale competente e mi è stato detto che era colpa mia se mi trovavo in quella situazione, perchè avrei dovuto fare richiesta per il semestre di buona condotta all’inizio dello stesso. Cosa impossibile, perchè se nel frattempo avessi ricevuto rapporti disciplinari rischiavo ulteriori sanzioni proprio per aver formulato la suddetta richiesta. La responsabile con cui ho parlato mi ha anche detto che di norma, a causa delle lungaggini della burocrazia per lo smaltimento delle pratiche, i fine pena possono essere ritardati anche di tre o quattro mesi. Pertanto io mi trovo nella situazione di essere libera per la legge italiana ma di non poter usufruire di tale libertà a causa di mere lungaggini amministrative.”  Non crediamo sia necessario aggiungere altre parole a questa situazione che sembra partorita da un famoso romanzo di Franz Kafka, e che ci dimostra che purtroppo la realtà è spesso peggiore dei nostri peggiori incubi.