In Italia tanti aeroporti e pochi servizi, un sistema che non funziona

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:01

Tanti, troppi gli aeroporti in Italia. Costituiscono una rete poco efficiente, incapace di sfruttare il trasporto di passeggeri e merci, oltre che a creare un grande centro di riferimento. Le strutture sono spesso inadeguate e difficili da raggiungere, un problema per l’economia dell’intero paese.

Inutilizzati… – 46 aeroporti sono troppi. Dopo la crescita incominciata a partire dagli anni ’90, che aveva portato alla soglia di ben 49 scali, la situazione è diventata davvero insostenibile. Da un lato, infatti, si trovano esempi di opere praticamente inattive, come gli aeroporti di Salerno e di Comiso, che era stato inaugurato da Mssimo D’Alema nel 2007 e aveva ospitato solo il volo inaugurale. Ma di esempi negativi ce ne sono anche altri, come il Valerio Catullo di Verona, la cui gestione ha concluso il 2011 con una falla di 26,6 milioni di euro nel bilancio, oltre ad essere accusata di aver pagato ingenti somme di denaro (circa 7 milioni) a Rayanair per non abbandonare la sua pista, o quello di Bolzano, la cui provincia possiede una quota del Catullo. Lo scalo del capoluogo altoatesino gode forse di una salute ancora più cagionevole, visto che l’unica compagnia aerea che lo serve, l’Air Alps, ha rischiato più volte il fallimento e nel gennaio 2012 tutti i suoi aeromobili erano stati bloccati all’aeroporto di Innsbruck.

E inutilizzabili – Ma non si tratta solo di un problema di piccoli aeroporti. La maggior parte, anche tra quelli più grandi, è poco collegata ai centri urbani e nei rari casi in cui esiste una rete ferroviaria di connessione, i tempi di percorrenza e i costi del servizio sono poco convenienti e così, per gli spostamenti nazionali, la gente preferisce muoversi in treno. Senza contare la difficoltà per le aziende ad organizzare spedizioni aeree e molte di esse partono dopo lunghi viaggi su ruota da scali stranieri, come quello di Parigi e Francoforte. Gli unici virtuosi del sistema, sono quei pochi aeroporti che hanno saputo sfruttare l’appetibilità delle compagnie low cost, come Orio al Serio, che secondo dati forniti dall’Enac, in dieci anni ha fatto registrare una crescita dei passeggeri annuali da 1,2 a 8,3 milioni, facendo entrare nelle casse dell’azienda che lo gestisce, 10 milioni di utili nel 2011.

La qualità – In calo invece dal 66% al 40% tra il 2003 e il 2011, la scelta delle compagnie aeree italiane da parte dei passeggeri in transito nel nostro paese. E secondo il Global Competitiveness Report 2012-2013 del World Economic Forum, il nostro network aeroportuale si trova al 67mo posto su 144, per la qualità percepita dai passeggeri.