Liste candidati: ecco i giornalisti folgorati dalla politica

Quella che la politica esercita sui giornalisti sembra essere un’attrazione fatale. La “semplice” scelta di documentare non basta più a un numero montante di professionisti che, in vista delle prossime elezioni politiche, hanno scelto di passare all’azione e di abbandonare (momentaneamente?) penne, taccuini e microfoni per dedicarsi all’impegno in prima persona. E’ così che i nomi di molti popolari giornalisti hanno fatto capolino nelle liste dei candidati “paracadutati” dai partiti. Con buona pace del codice deontologico della professione.

A fare notizia, questa volta, sono stati gli stessi giornalisti, che hanno deciso di dire sì alle advances politiche loro rivolte. Il direttore del Tempo, Mario Sechi, verrà candidato nella lista parlamentare per Mario Monti, mentre il direttore di Rainews, Corradino Mineo, in quella del Pd. A fargli compagnia troverà altri due colleghi: il giornalista del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti, e la cronista anti-camorra, Rosaria Capacchione. 

Ma non si tratta che degli ultimi arrivati. La lista dei giornalisti “folgorati” dalla politica è particolarmente lunga e coinvolge personaggi notissimi. Da Piero Marrazzo a David Sassoli, passando per Francesco Pionati e Piero Badaloni. Per non parlare di “pezzi da novanta” come Michele Santoro e Lilli Gruber, approdati per brevi periodi all’Europarlamento e poi serenamente tornati in tv. Un elenco necessariamente parziale, sufficiente però a certificare il labile rapporto tra il diritto (innegabile) a partecipare alla vita pubblica e politica del Paese e la sconvenienza legata alla propria scelta professionale.

Il babelico materiale sulla deontologia giornalistica prevede, infatti, che l’iscritto all’Albo mantenga sempre la propria “autonomia”. Chi dovesse cedere alle “lusinghe” della politica dovrebbe per lo meno impegnarsi a non fare più ritorno alla sua precedente occupazione (proprio come è doveroso chiedere anche ai magistrati), ma così non è stato in molti casi e, probabilmente, continuerà a non essere.