Niente crisi per la Difesa: spesi 2 miliardi per nuovi sommergibili

Dopo le discussioni per l’acquisto degli aerei F-35, spuntano adesso le critiche per la commissione di una nuova serie di sottomarini. Dopo i primi arrivati nel 2006 e nel 2007, sarebbe infatti stata approvata una spesa di un altro miliardo di euro per due nuove unità.

Tremonti all’attacco – Vista in questo modo, la crisi per la Difesa sembrerebbe davvero lontana. In un momento di tagli alla Sanità e all’Istruzione, rimangono invariati gli stanziamenti destinati al rinnovamento dei mezzi militari. Il 7 gennaio, nella trasmissione televisiva di La7 “Piazza Pulita”, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva sollevato la questione. Si trattava di quattro sottomarini della prima classe con motore a propulsione diesel-elettrica, gli U-212, unità acquistate congiuntamente alla Germania, per sostituire quelle della classe Sauro III serie, operative dagli anni ’80. Queste sarebbero in grado di attacchi a convogli sottomarini e di superficie, oltre allo sbarco di truppe ed equipaggiamenti sulla terraferma. Ma a stupire, più che le specifiche tecniche è il loro prezzo esorbitante, di 2 miliardi di euro, di cui la metà per gli ultimi due esemplari in arrivo, fanno storcere il naso ai contribuenti.

L’approvazione di Monti – Nel 2006 era arrivato il primo dei quattro sottomarini prenotati, il Salvatore Todaro e l’anno successivo gli era stato affiancato lo Scirè. Poi nel 2009 è partita la seconda fase del programma (mentre il critico Tremonti era ministro dell’Econimia), che aveva sancito il via all’acquisto dell’altra metà del pacchetto, con l’arrivo di due nuovi esemplari di U-212 nel 2015 e nel 2016. E a dicembre, il progetto di stabilità varato dal governo Monti, aveva stanziato altri 168 milioni per il progetto. E ora, qualora venisse bloccata la fornitura, l’unico risparmio sarebbe di 500 milioni di euro. Questi sottomarini di produzione italo-tedesca, sono stati costruiti con l’appoggio degli stabilimenti Fincantieri di Muggiano, in provincia di La Spezia e il consorzio tedesco Arge, di cui fa parte la Tyssen-Krupp. Da parte sua, in Germania ne sono stati ordinati sei, di cui cinque sono già operativi.