La Cina vuole mangiare l’economia italiana: il monito dei servizi segreti

L’Italia sotto l’attacco della speculazione cinese. Questo il messaggio inoltrato dai servizi segreti, che in una nota inviata alla presidenza del Consiglio e al Copasir, hanno spiegato come dall’Oriente stiano cercando di infiltrarsi nel tessuto economico del nostro paese, per portare a casa le conoscenze tecniche utili per lo sviluppo.

La Cina è vicina – “L’Italia è un target prioritario per la Cina per segmenti di lusso dell’automazione industriale, dei beni strumentali e delle tecnologie ambientali” Hanno fatto sapere i servizi di intelligence. Infatti i cinesi sarebbero interessati a diversi progetti. Tra i quali spunta la riconversione dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni, vicino a Milano. A questo proposito, il Dipartimento informazioni per la sicurezza (Dis), fa notare che presto nel comune dell’hinterland milanese verrà aperta una filiale della Bank of China, per controllare meglio l’operazione di investimento.

Il progetto – L’interesse di Pechino cade però anche nel comparto marittimo. Secondo il rapporto dell’intelligence, un’operazione più ampia sarebbe orchestrata dall’agenzia di rating Dagong, controllata da Dagong Europe e con sede a Milano. Mentre i dipartimenti diplomatici della Repubblica Popolare Cinese in Italia avrebbero il compito di interferire con l’amministrazione degli enti locali, questi uffici dovrebbero indicare i migliori investimenti nel nostro paese. Nella lista degli affari è già spuntata Ferretti, che è il maggiore produttore mondiale di yacht di lusso. Il 75% del gruppo emiliano è stato acquistato da Shandong Heavy Industry Group e rappresenta un esempio lampante. Il progetto cinese, in questo caso, prevede il trasferimento del processo di produzione sull’isola di Hinan, nella Cina meridionale, dove vige un regime di economia speciale, mentre in Italia rimarrebbe solo un centro di rimessaggio e manutenzione. “La sottrazione di tecnologie e know how e le perdite occupazionali” dicono gli agenti del Dis “confermano i rischi connessi all’acquisto da parte di soggetti esteri di aziende nazionali”. Una perdita insomma di capitale non solo materiale, che priverebbe l’Italia del suo vantaggio rispetto ad altri paesi in diversi contesti produttivi, oltre a cancellare migliaia di posti di lavoro.