Lega: Maroni punto e a capo

Dopo gli scandali che hanno terremotato il partito, lo abbiamo visto impugnare una ramazza in mano per fare pulizie. Il segretario federale della Lega, Roberto Maroni, ha così preso il comando della nave quando questa rischiava di affondare ed è riuscito a convincere molti militanti a rimanere a bordo, nonostante il panico generale. Uno Schettino al contrario, rimasto al timone per tutto il tempo, ma apparentemente votato a seguire rotte già tracciate e per questo nefaste.

Le epurazioni degli infedeli, il sostanziale “annullamento” politico dello storico leader, Umberto Bossi, e la ferrea volontà di ripartire dal Nord per non trattare più con Roma “ladrona”: quando Roberto Maroni ha preso il comando della Lega, la scorsa primavera, ha promesso a tutti l’inizio di un nuovo corso. In molti gli hanno creduto, convinti che dal baratro degli scandali in cui il partito era precipitato si potesse solo risalire. E così, sganciatosi dal Pdl, il Carroccio ha iniziato il suo percorso in solitaria, orgogliosamente all’opposizione dei Professori, che ha stigmatizzato passo dopo passo, provvedimento dopo provvedimento. Fino all’avvento della campagna elettorale.

Le elezioni alle porte hanno imposto nuovi ragionamenti, a cui Roberto Maroni non ha potuto sottrarsi. Da qui la scelta di tornare indietro e di riallacciare i rapporti con l’antico alleato, nonostante i mugugni della base padana. “E’ un’occasione che chissà quando si ripresenterà – ha spiegato il segretario per giustificare il suo passo indietro – e io non voglio farmela scappare”. Maroni è convinto che, solo con l’intesa col Pdl, potrà ambire  a centrare la riforma sul federalismo fiscale (e ad ereditare la poltrona di Formigoni al Pirellone), per questo considera irrinunciabile unire le proprie forze elettorali a quelle del partito di Alfano e Berlusconi. Un ragionamento di pura convenienza politica, che i militanti faticano però a condividere.

Non è tutto: dei buoni propositi legati alla necessità di rinnovare il partito sembra essere rimasto davvero poco. Prova ne è il fatto che l’ex leader, Umberto Bossi, ha trovato il suo posto nelle nuove liste elettorali presentate per il Parlamento. E che, in una delle tante conferenze stampa convocate di recente, Maroni ha annunciato l’introduzione del suo nome sul simbolo del partito. Retaggi di una politica del passato, che il segretario ha tentato di spazzare via con la ramazza, e che adesso sembra invece convintamente sponsorizzare.